• Giusy Laganà

Sylvia Plath. Le api sono tutte donne - di Antonella Grandicelli


"Sapevo che per rinascere dovevo distruggere quella me che non ero io e per questo brandivo le parole come coltelli, per fare a pezzi quell'ossessione velenosa che mi aveva portato fin lì."

Sylvia Plath fu una delle più importanti poetesse americane degli anni Sessanta, amata e mai dimenticata da intellettuali e critici. Bambina di grande talento, studentessa brillante, scrittrice di successo, ma anche donna fragile che non ha saputo reggere le sfide della vita.

Americana, nata a Boston nel 1932, Sylvia Plath mostra segni della sua eccezionalità fin da bambina e sembra destinata a una vita di soddisfazioni e successi. Pubblica la prima poesia a dieci anni, a diciotto vince una borsa di studio per il più prestigioso college femminile della East Coast americana, a ventitré va a terminare gli studi a Cambridge grazie a una borsa Fulbright. Qui incontra l’uomo della sua vita, Ted Hughes, giovane poeta dal brillante futuro, di cui si innamora perdutamente e che sposa.

Belli e talentuosi, vivono tra le due coste dell’Atlantico, dedicandosi pienamente alla loro poesia e ai due figli, Frieda Rebecca e Nicholas. Una favola perfetta? All’alba dell’11 febbraio 1963, a trent’anni, Sylvia Plath si toglie la vita.

"Le due divinità della mia vita, mio padre e Ted, si incrociavano in quello scambio di dimensioni, si confondevano. Entrambi presenze ossessive, comunicavano con me attraverso la morte, come se solo in quell’interregno oscuro potessimo incontrarci. Mi infastidiva che Ted si sentisse eletto dai morti per parlare con i vivi, mi infastidiva che pensasse che avessi bisogno della sua intercessione"

Antonella Grandicelli con "Sylvia Plath. Le api sono tutte donne", (Morellini,2022) conduce il lettore attraverso la vita della scrittrice, in un viaggio a ritroso nel tempo e nella psiche di una donna complessa, dal percorso biografico costellato di successi e di cadute che l’hanno segnata inesorabilmente. La prima, il tradimento del marito Ted, un dolore profondo per lei che al ruolo di moglie e di madre aveva sacrificato energie e impegno, sostenendo quell’uomo tanto ambizioso e geniale, quanto incapace di tenere fede a un amore così grande.


La seconda: il rapporto conflittuale con la madre Aurelia, quell’idea di donna che lei voleva allontanare da sé a tutti i costi, e la morte del padre Otto, avvenuta quando lei aveva solo otto anni, figura paterna avuta per poco, ritrovata in Ted e attraverso la poesia. Infine, la terza: l’ambizione, quel desidero assiduo di eccellere, di distinguersi e di emergere nel lavoro e nell’ambiente intellettuale del tempo – Sylvia stringerà amicizia con Anne Sexton, un rapporto ambivalente fatto di complicità e invidia – che non l’abbandonerà mai e che la porterà a confrontarsi continuamente con l’ossessione di una perfezione irraggiungibile, sin dal suo primo tentativo di suicidio a soli vent’anni. Dietro di sé Sylvia lascia incredibili poesie e un triste interrogativo sulla sua drammatica scelta. Attraverso la sua voce, il lettore potrà rivivere la storia di una delle più grandi poetesse del Novecento, la dolorosa lotta tra le sue luci e le sue ombre, l’ascesa e la caduta.


La scrittura era l’unica terapia in grado di farla sopravvivere. La ricerca della perfezione e del duro lavoro dietro ogni opera la stancavano e intestardivano

Il successo era difficile da raggiungere, eppure, nonostante tutto, lei era riuscita ad andare avanti e a scrivere. La sua mente era alleata in ciò che le riusciva meglio, ma era al tempo stesso, la sua nemica numero uno.

Fin dall’adolescenza, rifletteva molto sugli approcci per relazionarsi agli altri. Il suo modo di vedersi sempre dall’esterno è stato il primo vincolo ai rapporti umani. Il desiderio e la paura di essere amata e di potersi abbandonare all’amore rappresentavano un binomio caratteristico delle sue opere e della sua follia.


“Certe cose sono difficili da descrivere. Quando ti succede qualcosa e vuoi annotarlo, o lo rendi troppo drammatico o lo alleggerisci troppo, esagerando i particolari sbagliati e tralasciando quelli importanti. E comunque non lo scrivi quasi mai come vorresti.”


La paura nei confronti della vita, l’hanno resa spavalda dinnanzi alla morte, ma arrendevole per combattere la quotidianità. Un'infanzia difficile e un rapporto ambivalente con il marito, noto scrittore dal fascino mistico ed esoterico.


Perché la sua poesia e i sui libri sono considerati oggi di così estrema importanza?

La risposta potrebbe apparire semplice. Ancora una volta la sensibilità dell’animo riesce in grandi successi, ma sfugge alle più semplici debolezze.

Spesso il riferimento nei suoi scritti a Virginia Woolf, ricorrenti, sia per l'importanza delle opere, sia per il suicidio alla quale la Plath riflette molto, un richiamo continuo. In realtà, due donne completamente diverse. Malate e alla ricerca dell'amore totalizzante che, pero', non hanno mai raggiunto.

Quello che colpisce di Sylvia Plath, giudicata incostante e debole dinnanzi alla forza dei suoi successi, è la sua immobilità di fronte alla morte. Più' volte ricercata come tappa obbligatoria per raggiungere la liberazione da quel male di vivere diventato insopportabile.

Aveva solo trent'anni quando decise di chiudere in una stanza i suoi due figli per potersi uccidere nella cucina infilando la testa nel forno, il dolore dinnanzi all'ultimo tradimento di Ted Hughes.

I "Diari" (Adelphi, 1998) rappresentano il testo confidenziale di una donna che racconta le sue pagine più intime del suo pensiero intenso, contorto, spaventato e terrorizzato dalla vita stessa.

Il suicidio, la morte di un tenero uccellino che finalmente trova pace

11 febbraio 1963, Primrose Hill, Londra. Sylvia Plath sistema i suoi figli, Frieda e Nicholas, dentro la loro camera, aprendo la finestra e isolando la loro porta con asciugami, sigillandoli dentro una gabbia esistenzialistica dalla quale non usciranno mai. Lei si chiude in cucina, apre il forno e muore respirando gas a soli trent'anni. La sua giovane vita era stata segnata dalla morte prematura e violenta del padre, da stati depressivi, ricoveri psichiatrici e isolamenti che hanno trasformato la sua intera esistenza nella lotta continua per vivere. Sceglierà di morire in questo modo per un dettaglio macabro ma essenziale. Il sollievo dato, tramite il gas molti anni prima, a un uccellino morente e le sue membra rilassate, quasi felici, dopo la morte, saranno per Sylvia motivo di ispirazione e il desiderio di trovare la pace eterna.



Unica àncora per continuare a vivere era la scrittura. Un giorno senza scrivere per lei era sempre un giorno perso, sprecato, fallito. Oltre alla scrittura, c'era il suo mentore, il suo amico, la sua anima gemella: Ted Hughes.

Edward James Hughes, conosciuto come Ted Hughes, è stato un poeta e scrittore inglese. Considerato uno dei migliori poeti della sua generazione, Hughes fu Poet Laureate in Inghilterra dal 1984 fino alla sua morte nel 1998. Da quando l'aveva incontrata nel 1956, l'aveva amata come un marito presente e premuroso, ben conscio della sua fragilità emotiva e psichica, consapevole che lei, prima o poi, avrebbe ceduto a quelle oscure debolezze che l'avrebbero spinta verso la morte. In tutta la loro vita matrimoniale i presagi di morte erano segni che si manifestavano costantemente come ospiti non desiderati nella mente di Ted.


"Non avevo mai incontrato una persona per cui amore e odio fossero tanto vicini, quasi da confonderli. Non desiderava altro che amare qualcuno, ma odiava farlo davvero. Non desiderava altro che essere amata, ma ha punito senza pietà chiunque abbia mai provato amore per lei".


Il legame tra Sylvia Plath e Ted Hughes é stato un sodalizio che ha segnato la storia della letteratura internazionale. Due mondi interiori dediti alla scrittura, uniti e intrecciati dentro un profondo abisso difficile da esplorare. Connie Palmen (1955), nome di spicco del panorama letterario olandese contemporaneo, con "Tu lo l'hai detto", ha riportato alla luce le confessioni e le grida di chi per trentacinque anni é stato l'ostaggio silenzioso del mito della defunta moglie, rinchiuso in un mausoleo e giudicato. Descritto da biografi, giornalisti, esegeti e accademici, come il vero carnefice della morte di Sylvia Plath.


Con questo ultimo libro, scritto da Antonella Grandicelli e dedicato alla figura immortale Sylvia Plath, si riaprono nell'immaginario collettivo interrogativi e riflessioni ancora una volta sulla vita e la morte della grande poetessa. Quanto la depressione e l'ossessione per la perfezione si sono poi tramandate come un virus nel figlio minore Nicholas?


Antonella Grandicelli è nata a Genova, dove si è laureata in Lettere Moderne. Nel 2016 esordisce con il romanzo noir “Le ali dell’angelo” (Robin Edizioni), mentre nel 2021 esce per Fratelli Frilli Editori “Il respiro dell’alba. Un caso per "Vassallo e Martines". Ha scritto racconti per varie antologie tra cui “Genovesi per sempre” (Edizioni della Sera, 2019), “Tutti isapori del noir” (Fratelli Frilli Editori, 2019), “I luoghi del noir” (Fratelli Frilli Editori, 2020), “Natale a Genova” (Neos Edizioni, 2019, 2020, 2021), “Odio e amore in noir” (Fratelli Frilli Editori, 2021), “La Liguria sorride” (Lo Studiolo, 2020). Nel 2021 si aggiudica il Gran Premio della Giuria del Premio Ossi di Seppia per la poesia. È co-founder insieme ad Arianna Destito del blog culturale TheMeltinPop.com.


SYLVIA PLATH

1932: il 27 ottobre Sylvia Plath nasce a Boston da Otto, entomologo e professore universitario, e Aurelia Schober.

1940: la famiglia Plath vive a Winthrop, dove il padre Otto muore il 5 novembre a causa degli effetti di un diabete mellito trascurato. Sylvia ha appena compiuto otto anni.

1941: il “Sunday Herald” di Boston pubblica la prima poesia di Sylvia.

1942: la madre Aurelia si trasferisce con i figli a Wellesley.

1950: Sylvia vince una borsa di studio per lo Smith College, dove a settembre inizia il suo corso di studi. Nell’estate, la

sua prima novella esce sulla rivista «Seventeen».

1953: selezionata dalla rivista «Mademoiselle», a giugno trascorre un mese nella redazione di New York come guest editor. Rientrata a casa per le vacanze, fortemente provata dall’impegno degli studi e dalla stressante esperienza newyorkese, il 24 agosto tenta il suicidio, ingerendo i sonniferi della madre. Salvata miracolosamente, viene ricoverata al McLean Hospital, dove, per curarle il forte stato depressivo, le vengono praticate alcune sedute di elettroshock.

1955: in giugno Sylvia si laurea brillantemente e ottiene una Borsa Fulbright per proseguire gli studi presso l’Università di Cambridge, in Inghilterra.

1956: frequentando l’ambiente universitario di Cambridge, Sylvia conosce il giovane poeta Ted Hughes, di cui si innamora. Il 16 giugno Sylvia e Ted si sposano in segreto a Londra, alla presenza di Aurelia Plath.

1957: Sylvia termina i suoi studi a Cambridge e in giugno, insieme al marito, ritorna negli Stati Uniti. A settembre inizia a insegnare allo Smith College, mentre Ted tiene alcuni corsi all’Università del Massachusetts.

1958-59: Sylvia e Ted lasciano entrambi l’insegnamento per dedicarsi totalmente alla scrittura e si trasferiscono a Boston. Nell’autunno del 1959, Sylvia scopre di essere incinta e, dopo un periodo trascorso a Saratoga Spring in una comune di artisti, ritorna con il marito in Inghilterra.

1960: Sylvia e Ted trovano casa a Londra, in Chalcot Square, e lì, il primo aprile, nasce Frieda Rebecca Hughes.

1961: dopo un aborto spontaneo e un’appendicectomia, Sylvia è di nuovo incinta. Lei e Ted decidono di lasciare Londra e andare a vivere a Court Green, a North Tawton, nella campagna del Devon.

1962: il 17 gennaio nasce a Court Green il secondo figlio, Nicholas Farrar Hughes. All’inizio dell’estate Sylvia scopre il tradimento di Ted con Assia Wevill e decide di separarsi dal marito. A dicembre ritorna con i bambini a Londra, dove prende in affitto l’appartamento al 23 di Fitzroy Road.

1963: la mattina dell’11 febbraio Sylvia prepara la colazione per i suoi figli e si suicida con il gas.