Oltre le Langhe, verso il potere: il respiro ampio de Il rosso del re
- Giusy Laganà

- 4 ore fa
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Con Il rosso del re, Marina Marazza prosegue e approfondisce il percorso narrativo già avviato con Sangue delle Langhe, offrendo un romanzo più ampio, maturo e stratificato. Se nel libro precedente il racconto era fortemente radicato in un territorio e nelle sue dinamiche familiari, qui l’orizzonte si allarga: la dimensione privata si intreccia in modo ancora più deciso con quella politica e storica, dando vita a una narrazione densa e coinvolgente.
Il tema del “sangue” – già centrale nel primo romanzo – evolve e si trasforma in questo nuovo capitolo. Non è più soltanto legame di appartenenza o eredità familiare, ma diventa simbolo di potere, responsabilità e destino. Il “rosso” evocato dal titolo richiama infatti non solo la discendenza, ma anche il peso delle scelte, delle colpe e delle ambizioni che attraversano i personaggi.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la figura di Giulia, marchesa di Barolo, ritratta come una donna straordinariamente moderna per il suo tempo. Il suo impegno non si limita alla dimensione privata o aristocratica, ma si estende con forza alla città di Torino: ai poveri, alle donne detenute, ai bambini abbandonati. È una presenza instancabile, guidata dall’idea che la dignità e la felicità debbano essere diritti universali, soprattutto per le donne. Attraverso di lei, il romanzo mette in scena un’idea di carità che non è mai passiva, ma profondamente attiva e quasi politica.
Accanto all’impegno sociale, emerge anche la dimensione più concreta e visionaria del suo operato insieme al marito Tancredi: la volontà di sostenere queste attività attraverso la produzione di un vino innovativo nelle loro vigne. L’obiettivo è ambizioso: creare un vino “serbevole”, capace di invecchiare e diventare pregiato, quindi economicamente solido, ma anche simbolicamente importante. Non a caso, il successo di questo progetto passa attraverso il giudizio del re Carlo Alberto, figura centrale e distratta da una corte attraversata da eventi complessi: incendi, presunte medium, e soprattutto le tensioni dei moti carbonari che agitano il sogno dell’Italia unita.
Uno degli elementi più riusciti del romanzo è l’inserimento di figure storiche reali, come Silvio Pellico, che contribuiscono a dare solidità e profondità all’impianto narrativo. La loro presenza è ben calibrata: non appesantisce la trama, ma la arricchisce, creando un dialogo continuo tra finzione e realtà storica.
Accanto a queste figure, emerge con forza il personaggio di Giulia, tra i più riusciti del romanzo. Giulia incarna una tensione costante tra ciò che è imposto e ciò che si desidera, tra il ruolo che la storia le assegna e la voce interiore che la spinge a cercare una propria libertà. È una figura complessa, mai scontata, che accompagna il lettore in un percorso emotivo fatto di dubbi, scelte difficili e trasformazioni profonde.
La costruzione dei personaggi è più incisiva, il ritmo meglio calibrato, e l’equilibrio tra descrizione e azione più armonico. I momenti di introspezione si alternano a quelli più dinamici senza mai spezzare la tensione, mantenendo viva l’attenzione del lettore.
Anche lo stile si conferma uno dei punti di forza dell’autrice: elegante, evocativo, ma sempre controllato. La scrittura riesce a essere ricca senza risultare ridondante, capace di creare immagini vivide e atmosfere intense senza perdere di vista la chiarezza narrativa.
Il rosso del re si configura così non solo come una prosecuzione ideale di Sangue delle Langhe, ma come un suo sviluppo più consapevole e ambizioso. È un romanzo che riflette sul potere, sull’eredità e sulle scelte individuali, mostrando come la storia – quella grande e quella personale – continui a influenzare in profondità i destini umani.
Per chi sta pensando di avvicinarsi a questa lettura, si tratta di un libro che richiede attenzione, ma che sa restituire molto: è adatto a chi ama i romanzi storici ben costruiti, ricchi di sfumature e di personaggi complessi. Anche senza aver letto Sangue delle Langhe lo si può apprezzare pienamente, ma chi conosce già il primo romanzo ritroverà echi e continuità che rendono l’esperienza ancora più intensa e appagante.
MARINA MARAZZA è specializzata in tematiche di storia, di società e di costume. Collabora con diverse riviste, tra cui «Io Donna». È autrice di romanzi, saggi e narrative non fiction. Tra i titoli usciti con Solferino: “L’ombra di Caterina” (2019), “Io sono la strega” (2020, vincitore del Premio Salgari, del Premio Asti e del Premio Selezione Bancarella 2021), “Miserere” (2020), “La moglie di Dante” (2021, Premio Internazionale «Il Sigillo di Dante»), “Le due mogli di Manzoni” (2022, vincitore del Premio Acqui Storia), “Il bambino di carta” (2023), “Il segreto della monaca di Monza” (2024) e “Sangue delle Langhe” (2025), il primo volume della saga dei Barolo.





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