• Giusy Laganà

La morale del recensore -"Chi sputa in cielo, in faccia le torna". Buoni o cattivi Blogger?


Sempre più spesso ormai il web é popolato da nemici più che amici. E' una provocazione? In parte si.

Da quando si sono affermati i social nella nostra vita quotidiana, la nostra giornata é composta, nel tempo libero, prevalentemente da interazioni virtuali. Con l'affermarsi dei blogger e degli influencer in ogni campo, sempre di più abbiamo notato la messa in mostra del proprio privato che diventa di dominio pubblico.


Vi starete chiedendo come mai questa simil lezioncina? Da blogger ritengo opportuno fare una distinzione particolare a difesa di quello che faccio e di come impegno il mio tempo libero. Questo perché sempre più spesso, recensori - blogger o giornalisti - si affermano con visioni pedanti circa l'operato altrui.


Questa riflessione prende spunto da critiche che sempre più spesso hanno monopolizzato il discorso quando si parla di blogger. Prima di ogni cosa, il blogger é un lettore che legge molto e un recensore che spesso instaura delle collaborazioni gratuite con realtà editoriali di piccola, media o grande dimensione, ricevendo il libro in formato digitale o cartaceo. Questo significa che vieni contattato per leggere, recensire e, se appartiene al modus operandi del blogger, organizzare dirette, presentazioni o gruppi di lettura, senza alcun obbligo da entrambe le parti.

Il blogger, se di vera natura, é colui che compra e acquista parecchio nel mercato editoriale proprio in virtù del suo forte attivismo, incentivando anche il lavoro delle piccole realtà come librerie, case editrici, autori emergenti.

Ci sono invece influencer che vengono retribuiti per stare sui social attraverso vere e proprie agenzie di comunicazione, basti pensare al dilagante fenomeno di Tik Tok.

Anche qui é importante distinguere tra i lettori veri e chi invece viene pagato per fare pubblicità a un prodotto.

In questo caso, ritengo opportuno fare delle distinzioni, come quando si sceglie tra un capolavoro della letteratura mondiale e un libro di un esordiente. Dipende sempre dai propri gusti personali, da quello che si sta cercando, dai legami che si instaurano.

Io stessa per anni, ho letto e presentato nelle librerie autori emergenti di cui alcuni successivamente non hanno pubblicato altro e si sono letteralmente persi. Non ho mai alzato il dito contro di loro definendoli "scrittorini" che magari non hanno ricevuto il giusto corrispettivo dalla casa editrice (non EAP) e che magari, perché poco esperti, spaventati o poco coraggiosi, hanno preferito non avere il giusto riconoscimento al proprio lavoro.

Argomento spinoso: non ritengo affatto corrette le definizioni di chi,professionisti della comunicazione in possesso anch'essi di un book blog o uno spazio per consigli letterari (chiamatelo come meglio credete, non é importante la definizione ma il valore attribuito), sul fatto che i blogger siano individui loschi che pur di leggere gratuitamente instaurano rapporti di collaborazione con le case editrici solo per vanità.

Ognuno può pensarla come vuole, ma ritenere ogni blogger un mero agente rappresentante non lo trovo corretto, specie se tra le proprie mura domestiche le mogli o i mariti impazzano per mettere in mostra la propria vita con profili social anche a neonati o bambini piccoli (e qui si potrebbe aprire un discorso ampio sulla questione etica relativa ai minori) e dopo ogni acquisto taggano noti brand solo per un rendiconto personale nella speranza che il proprio figlio diventi il prossimo testimonial. Sono le stesse persone che accusano i blogger di molta superficialità quando poi fanno di tutto, anche attraverso l'uso di meccanismi non ritenuti legali tipo bot, per raggiungere il numero più alto di followers o la famosa spunta blu.


Questa é la morale di un buon recensore? Non credo. Ogni blogger ha diritto di personalizzare il proprio blog e i propri social come meglio preferisce e in base ai proprio gusti personali o creatività. Ci saranno persone che sentirete più affini al vostro stile e altri che invece non apprezzerete per nulla, sia per scelte letterarie o per una personalizzazione social eccessiva. Chiunque é libero di smettere di seguire i profili non in linea con il proprio pensiero o le proprie abitudini, nessuno ne farà una questione personale.


Purtroppo invece, sempre più spesso, la questione é meramente personale. In primis, quando si espongono selfie o reel, specialmente su Instagram. In virtù di questo, certe affermazioni hanno virato esclusivamente sul loro aspetto estetico e meno sui contenuti proposti. Un rifiuto, un commento o un like non ricambiato, per certe personalità fragili diventa motivo di disprezzo o ossessione.

Quello che mi piacerebbe, anche se pura utopia, é che tutte queste correnti di pensiero che popolano i social ritenendosi migliori di altre, alcune di esse composte da professionisti veri e propri, guardassero prima il proprio orticello anziché criticare chi da anni magari impegna il proprio spazio a favore dei libri altrui o weekend, come accadeva un tempo per me, nelle librerie a presentare autori o autrici che poi, tassativamente, sparivano senza alcun contatto.

Ciascuno di noi può avere la propria opinione personale, giudicare gli altri a priori non lo trovo corretto.


Se incuriositi dall'argomento social e letteratura vi rimando a Live Libri in Diretta dove in compagnia d Vanni Santoni e Jacopo Zonca abbiamo affrontato questo delicato argomento.


Altro argomento spinoso: recensioni positive o recensioni negative?

Ribadisco che ognuno é libero di gestire il proprio spazio come meglio crede. E' una mia abitudine, informarmi quando decido di leggere un libro confrontandomi con blogger, librai e altri autori. Non per vanità o questioni personali, semplicemente perché i libri da leggere sono tanti e molto spesso, sono la prima a rifiutare i libri proposti dalle case editrici, nonostante i rapporti consolidati che intrattengo con loro da anni. Le recensioni negative rimangono sempre costruttive per chiunque, autori o blogger, se ci aiutano a migliorare il nostro operato o incoraggiano il miglioramento della scrittura, dello sviluppo della trama o dei personaggi negli autori. Rimane sempre il libero arbitrio, come detto all'inizio, ognuno é libero di impostare le proprie recensioni come meglio si crede. Non si evitano le recensioni negative per ridurre la simpatia delle case editrici; non le si fanno per tante ragioni, non per forza per una motivazione di profitto etico. Ciascun blogger o recensore sceglie la strada migliore in base alla propria etica. Come molti, apprezzo anche io chi é sincero, anche perché il senso é proprio quello: consigliare ottime letture e condividere opinioni anche negative.


Per questo vi consiglio due libri di Las Vegas Edizioni dell'autore Gianluca Mercadante, con una prefazione di Gianluca Morozzi.

In Italia si legge poco. Lo dicono le statistiche, lo dimostra la crisi del settore editoriale. Spesso si ripete che ci sono più scrittori che lettori e si incolpa ora la politica, ora la scuola, ora i libri stessi, sempre più omologati e schiavi delle mode. Eppure la lettura rimane per molti un divertimento senza pari, una fuga dal quotidiano, una possibilità di approfondimento e una fonte inesauribile di stimoli e conoscenza (anche di se stessi). Ecco che allora è doveroso accompagnare i potenziali lettori, chi si approccia per la prima volta ai libri e chi i libri li ha abbandonati da tempo, lungo le meraviglie che si possono nascondere dietro la copertina di un romanzo.

Dopo “Caro scrittore in erba…”, Gianluca Mercadante torna a occuparsi di libri, questa volta dalla parte dei lettori. E lo fa con il suo consueto stile ironico, tagliente, senza risparmiare niente e nessuno.

Molto si dice sull’arte della scrittura, molto poco invece sul mestiere di scrittore. Su come trovare l’editore giusto e quali siano i rituali da superare nel momento in cui un editore finalmente decide di puntare sulla tua storia. Sapori e dissapori che uno scrittore in erba deve ingoiare, per sbucciarsi per benino le ginocchia nello sforzo teso a raccontare una verità, la sua, la tua.

Attraverso le sue esperienze e (dis)avventure nel mondo editoriale, Gianluca Mercadante ci ricorda una semplice e onesta verità. Che un libro non si pubblica, ma si scrive.


Per concludere, lato mio e guardando alla mia esperienza e alle mie aspettative sul blogging di cui ho anche un Master in Comunicazione Social, nonostante nella vita di tutti i giorni io mi occupi di Finance e numeri, il mondo é bello perché vario. Non bisogna additare un sistema comunicativo prendendo solo alcuni come esempio per disprezzo personale, brutte esperienze o richieste di amicizia rifiutate. Ho parlato spesso di blogging anche nei corsi universitari su richiesta di alcuni editori. Ho scritto la mia esperienza su riviste e giornali senza alcuna opinione sugli altri.

Parlare di libri e condividere rimare l'aspetto più interessante di chi decide di mettersi in gioco e scrivere le proprie opinioni. Ci sarà sempre chi avrà un opinione diversa, chi preferirà alimentare il proprio ego, chi vorrà fare critiche senza guardare prima a casa propria e chi userà un libro, come succede per ogni prodotto fonte di marketing, per apparire colto o mettere in mostra lati del proprio corpo. Nel momento in cui si decide di fare comunicazione dobbiamo accettare le sfide.

Io preferisco rischiare e non criticare sempre gli altri sul loro ego e sui loro selfie, anche perché il blog per me deve essere un momento di serenità e benessere, non uno sfogo su chiunque quando poi magari millanto le mie competenze, conoscenze o attitudini pensando di essere la migliore.

Quindi ben accette le recensioni negative, evitiamo invece di pensare solo di fare la guerra.