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Un’anima che freme: la scrittura come atto di sopravvivenza - di Flavia Todisco


Freme di Flavia Todisco (Edizioni La Gru ) è un libro che nasce da un’urgenza. Lo si avverte fin dalle prime pagine: non c’è compiacimento, non c’è posa letteraria, ma un movimento interiore che cerca forma attraverso la scrittura. Definirlo un diario lirico è corretto, ma riduttivo. Freme è piuttosto un attraversamento, un processo di trasformazione che prende corpo parola dopo parola.


La voce poetica che guida il testo intraprende un viaggio segnato dalla perdita degli affetti più intimi e da un’esperienza amorosa vissuta con totalità e poi improvvisamente spezzata. Ma ciò che rende questo libro necessario non è il racconto del dolore in sé: è il modo in cui quel dolore viene abitato. Flavia Todisco non cerca una narrazione consolatoria, né una catarsi facile. Al contrario, accetta l’instabilità, l’erranza, il continuo mutamento come condizioni essenziali dell’esistenza.


In Freme l’identità non è mai data una volta per tutte. L’io che parla è sempre in tensione tra ciò che è stato e ciò che potrebbe diventare. È un io in atto, ma già in potenza altro. Questo costante capovolgimento dell’essere e dell’esistere attraversa l’intero libro e ne costituisce il cuore pulsante. La perdita, l’amore, la fine non sono punti di arrivo, ma soglie: luoghi di passaggio in cui la voce poetica si disfa per potersi ricomporre in una forma nuova.


IN CONSISTENTE


In credula, in consistente

in espressiva giaccio.

Tra le dita il tepore della mano

un tempo tua. Vacua è la stretta.


Negli occhi sorrisi e luce non miei.

Non torni, no, non oggi né poi.


La morte si onora vivendo!

Ripeto variando. E la vita,

cocciuta, si ostina a essere mia,

ma il cuore non sente, né ride,

sragiona. E vuole andar via.


Nutrimento è il silenzio e tregua,

forse promessa di pace, l’ascolto.


La scrittura diventa allora uno spazio vitale, non ornamentale. Scrivere non serve a spiegare il dolore, né a dominarlo, ma a renderlo conoscenza. Ogni esperienza vissuta – anche la più lacerante – viene trasformata in consapevolezza di sé e del mondo. È qui che Freme trova la sua forza più autentica: nella capacità di fare della parola un atto di resistenza e di rinascita.


Lo stile è essenziale, teso, attraversato da una vibrazione costante. Non c’è ridondanza, non c’è compiacimento emotivo. Ogni verso sembra nascere da una necessità profonda, da un ascolto attento di ciò che accade dentro e fuori. Il linguaggio resta aderente al sentire, e proprio per questo riesce a toccare zone universali. Leggendo, si ha spesso la sensazione di riconoscere emozioni, pensieri, fratture che appartengono anche alla propria esperienza.


Freme parla di amore e di perdita, ma soprattutto parla di trasformazione. Dell’impossibilità di restare uguali a sé stessi dopo certe esperienze. Dell’accettazione del cambiamento come unica forma possibile di fedeltà alla vita. L’erranza non è una mancanza di direzione, ma una condizione esistenziale: vivere significa muoversi, mutare, perdersi e ritrovarsi continuamente.


In questo senso, il libro assume una dimensione profondamente contemporanea. In un tempo che chiede identità stabili, definizioni nette, risposte immediate, Freme rivendica il diritto alla complessità, alla fragilità, all’incompiutezza. La voce poetica non cerca di chiudere le ferite, ma di ascoltarle, di comprenderne il senso, di farne materia viva.


Da lettrice appassionata, ho percepito Freme come un testo che chiede tempo e presenza. Non è una lettura da consumare in fretta, ma un libro da attraversare lentamente, lasciando che le parole sedimentino. È un libro che non offre soluzioni, ma apre spazi di riflessione. Che non rassicura, ma accompagna. Che non promette salvezze definitive, ma mostra la possibilità di rinascere proprio dentro il fremito dell’essere.


Freme è, in definitiva, il racconto di un’anima che accetta la propria natura mutevole e trova nella scrittura il luogo in cui esistere pienamente. Un libro consigliato a chi ama la poesia come esperienza, come conoscenza, come gesto vitale. A chi non cerca risposte facili, ma parole capaci di restare.


Flavia Todisco è una scrittrice che ama attraversare le pieghe dell’animo umano con parole che sanno farsi sentire. Ha esordito giovanissima con la silloge di versi Schegge e da allora ha pubblicato racconti, poesie e drammaturgie, esplorando la vita quotidiana, le emozioni più intime e le ferite del nostro tempo. Con Freme ci regala un diario lirico che parla di perdita, amore, trasformazione e rinascita: una scrittura che vibra, che freme, e che ci invita a guardare dentro noi stessi mentre ci accompagna nel movimento continuo dell’essere. Ogni suo libro è un invito a leggere con attenzione, a fermarsi sulle parole e a lasciarsi attraversare dalle emozioni, trasformando la lettura in esperienza viva.


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