• Giusy & Isabella

Timidi messaggi per ragazze cifrate - Intervista a Ferruccio Mazzanti



Un libro originale, in questo modo voglio presentarvi Timidi messaggi per ragazze cifrate di Ferruccio Mazzanti, pubblicato da Wojtek Edizioni. Perché originale? Per tanti motivi.

Il primo è che si tratta di un libro fuori dal comune completamente interattivo. La narrazione si articola su due livelli: da una parte la voce urlante e alienata del timido Grot, dall’altro lato quella nascosta dei messaggi segreti.

Protagonista di questa storia sui generis è un ragazzo hikikomori (dal giapponese letteralmente "stare in disparte", "staccarsi "; dalle parole hiku "spingere" e komoru "fuggire "). Grot ha scelto di isolarsi nella sua cameretta e interrompere ogni tipo di comunicazione verbale con il mondo esterno, anche con sua madre che gli racconta ogni sera sulla porta, dopo il lavoro, le sue fatiche lavorative e sentimentali. Da più di tre anni è rinchiuso nella sua stanza e ha scelto un solo modo per comunicare: inviare messaggi d’amore criptati a donne sconosciute che incontra in rete. Una storia attuale dato il dilagante fenomeno sociologico non sono in Asia, iniziato negli anni Ottanta, ma anche in Europa a partire dagli anni Duemila. La comunicazione che Grot sceglie è unicamente basata sulla rete, utilizzando un linguaggio criptato che non tutti possono cogliere. Ci saranno Margherita, Irene, Giorgia, Elisa, Caterina, LuQia, Maria Freder ti amo io, Maria Freder, io ti amo. Ma arriverà anche la volta, drammatica, in cui Grot sarà costretto a misurarsi con il mondo esterno, con un fiore in mano alla ricerca della sua amata.

Quello che ci racconta l’autore, con una scrittura emotiva e delicata, è quanto poco tempo, nel mondo di oggi, ci soffermiamo sui dettagli importanti dimenticando invece quello è essenziale. Comunicare significa anche osservare e ascoltare, fermarsi e godersi ogni istante del viaggio.


Intervista a Ferruccio Mazzanti


1. Quello che colpisce leggendo il tuo libro è un aspetto molto curioso: quello che è visibile, alla luce del giorno, cerca di nascondersi per qualunque motivo per rimanere nell’ombra, mentre tutto ciò che è nascosto sembra voler rompere ogni argine per uscire allo scoperto. Come sei riuscito a ottenere questo aspetto nella narrazione e quale motivo ti ha spinto a far “combattere” questi due aspetti?

Uno dei punti da cui sono partito per cercare di mostrare un fenomeno come quello degli hikikomori è il desiderio. Il protagonista, da una parte sente la pressione sociale che vorrebbe farlo conformare a un modello prestabilito di mascolinità da cui lui rifugge. Bisogna ricordare che spesso il fenomeno degli hikikomori, tendenzialmente maschile, viene comparato con l'anoressia, tendenzialmente femminile. In entrambi i casi si tratta di tendenze, ma sono indicative per mostrare dove viene esercitata la pressione sociale: nelle donne sull'aspetto fisico, mentre negli uomini sulla prestazione sociale. Non che le due pressioni siano esclusive di una delle due identità, sono semplicemente tendenze, che senza dubbio andrebbero combattute. Mi sono posto il problema di cosa succeda dentro a un ragazzo di fronte alla difficoltà di conformarsi a tale modello. L’hikikomori ha questa peculiarità, ovvero l'essere l'ultimo degli anticonformisti, ma a un costo faticosissimo da sopportare, ovvero quello di ritrovarsi spostati rispetto all'alfabeto delle persone inserite nei meccanismi della società. Dunque, la crittografia che ho usato diventa una metafora di tale slittamento. Se osserviamo l'essere fuori posto che l'anticonformismo di un hikikomori implica, ci troviamo a dover guardare in faccia una solitudine e un isolamento radicale. È allora, in questa solitudine, che il desiderio si sposta ancora una volta producendo il sogno di non vivere da soli, ma di trovare qualcuno con cui poter comunicare. In definitiva l'uomo è un animale sociale. Ne nasce dunque un movimento che spinge il personaggio in due direzioni contrastanti: la prima quella di ritirarsi per non sottostare alla pressione sociale e l'altra di essere una persona normale, ovvero inserita nella società da cui sta scappando. Tutto il libro cerca di giocare con queste spinte, per dimostrare che in realtà è il modo in cui funziona il nostro desiderio di appartenenza alla nostra dimensione sociale.


2. Quando nasce questa storia? Quanto Grot è un personaggio reale e quanto non lo è?

La prima stesura del romanzo risale al 2016. La conformazione del libro è tale che molti editori lo hanno rifiutato, sostenendo che non si era mai visto un libro del genere. Wojtek Edizioni ha ritenuto che, proprio per il fatto che non si fosse mai visto, fosse degno di pubblicazione, ma d'altro canto questa è una casa editrice che ricerca romanzi che stanno fuori dai meccanismi di pubblicazione dell'editoria più mainstream, proprio per trovare narrazioni che non si sono mai viste. Con loro è iniziato un percorso molto bello che ha portato il libro a uscire nel novembre del 2020, durante la seconda ondata del Covid-19. Dunque, in qualche modo Grot è divenuto un personaggio reale proprio per la terribile esperienza di chiusura che tutti noi abbiamo dovuto vivere a causa della pandemia, anche se per me rimane fittizio, a partire dal nome, che è un personaggio minore del capolavoro di Fritz Lang, Metropolis.


3. Quanto il fenomeno da te raccontato può essere contenuto e quanto può invece risultare un allarme nella società di oggi con l’estremo utilizzo dei social?

Ho sempre creduto che se andiamo a guardare agli estremi, troveremo senza dubbio qualche verità che tocca anche quello che non sta agli estremi, per cui la radicalità di un fenomeno come quello degli hikikomori fa da specchio a gradazioni meno estreme che noi tutti viviamo, soprattutto a causa di certe piattaforme che manipolano l'attenzione degli individui per trarne profitto. Negli ultimi anni i vari processi a Facebook hanno dato una terribile testimonianza di tale manipolazione, che ha come conseguenza quella appunto di isolarci. Per cui per me “Timidi messaggi per ragazze cifrate” ha soprattutto la funzione di mostrare un malessere generale, che però non siamo più in grado di vedere, dato che siamo completamente immersi in tale fenomeno, ovvero quello dei social network e della loro logica. Spesso si sente dire che basterebbe cambiare il modo di usarli, purtroppo evidenze giuridiche emerse durante i vari processi ci dimostrano che le cose non stanno proprio così. Per cui Grot vuole rappresentare in quanto metafora un processo di isolamento a cui noi tutti siamo sempre più sottoposti.


4. Quanta pressione viene esercitata su Grot tanto da portarlo alla decisione di isolarsi?

Tantissima, nonostante il fatto che molte persone, tra le quali anche molti psicologi, vedano il fenomeno hikikomori come risolvibile attraverso modalità che forzino il soggetto a comportarsi in modo “normale”. Dunque, la pressione esercitata rimane invisibile e difficilmente valutabile, anche se questo non significa affatto che non sia schiacciante. Purtroppo, l'essere umano ha un punto cieco terribile, che è quello di non essere capace di concettualizzare quello che non riesce a vedere, anche se tutto quello che dovrebbe vedere lo sta sommergendo. In definitiva il mostrare troppo non è altro che un modo per nascondere. In questo senso la crittografia è una metafora che rende bene il senso, dato che tu vedi che c'è un messaggio, ma non vedi il messaggio.

5. Il tuo è un libro sulla comunicazione e sul linguaggio. Quanto il linguaggio oggi, con le sue diverse forme, è cambiato e ha impatto sulla vita di tutti i giorni?

Il linguaggio è una specie di animale vivente, che si modifica continuamente. Al contempo i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, come diceva Wittgenstein. Ci troviamo di fronte a questa cosa che modificandosi trasforma anche il nostro mondo e la nostra capacità di pensare. D’altro canto, il nostro cervello è neuro plastico, ovvero ha l'abilità di trovare soluzioni alternative nel caso di interruzione per trauma di alcuni circuiti neuronali. Questa neuroplasticità fa sì che i suddetti circuiti siano modificabili anche dalle abitudini che prendiamo nella nostra vita. Per cui se passo il mio tempo davanti al linguaggio prodotto dai social network, i miei percorsi sinaptici, semplificando e forzando un po' il concetto, prenderanno la forma di quella stessa esperienza linguistica, dunque anche i limiti del mio mondo e del mio modo di pensarlo verranno modificati. Io non vedo internet come il male assoluto, però continuo a domandarmi se non ci siano dei meccanismi linguistici che mirano a instupidirci, non tanto per un qualche complotto politico, piuttosto per mettere a reddito la nostra attenzione. E su questo mi pongo molti quesiti di natura etica.



6. Perché scegliere messaggi criptati? Sarebbe utile e divertente applicarlo nelle relazioni più confidenziali?

I messaggi criptati hanno questa indubbia capacità di obbligare il lettore a rallentare la propria fruizione. Uno dei temi che caratterizzano la nostra contemporaneità è la velocità, tanto che, a partire da Paul Virilio, che coniò il termine Dromologia, ovvero la scienza che studia la velocità, sono nati studi che la analizzano. A mio giudizio esiste una evidente correlazione tra aumento della velocità e alienazione dell'individuo. La cosa non cambia quando si guarda ai prodotti culturali, inseriti dentro a un meccanismo che spinge lo spettatore o fruitore a consumarli il più velocemente possibile per poter passare subito a un altro prodotto culturale. Nel libro la crittografia vuole spingere il lettore a rallentare la fruizione, sia per controbattere a questa logica della velocità, sia per mostrare come nella lentezza si possa costruire un rapporto più profondo con il personaggio del libro. Ma se noi consideriamo tale lentezza non solo all'interno, ma anche all'esterno del libro, abbiamo allora che anche le relazioni sociali vengono consumate alla massima velocità possibile dato che il meccanismo generale della velocità è stato introiettato e quindi viene riproiettato su tutte le attività umane, quindi anche sulle relazioni. Sono convinto che se adottassimo un atteggiamento meno frenetico e quindi più rallentato anche nelle relazioni intime, tutta quanta l'esperienza del vivere ne trarrebbe enormi vantaggi, il primo dei quali potrebbe essere una maggior capacità di creare relazioni complesse con gli altri. D’altro canto, gli altri sono come un linguaggio che non conosciamo e a cui dobbiamo avvicinarci non solo con grande rispetto, ma anche con l'atteggiamento del crittografo, non a caso nel libro viene detto “amarsi è decifrarsi”, ovvero capire l'altro prendendosi tutto il tempo necessario per scoprire la logica della sua lingua.


7. Cosa vorresti dire, come incoraggiamento o scoraggiamento, a un tuo futuro lettore, classico o nerd?

Come incoraggiamento vorrei dire che non c'è niente di più importante che uscire fuori dalla comfort zone delle risposte già date. Come scoraggiamento che uscire fuori da quella comfort zone implica il trovare le proprie risposte e questo è un percorso doloroso che non tutti vogliono compiere.



Ferruccio Mazzanti nasce nel 1983 a Firenze, si laurea in Filosofia con una tesi sul rapporto tra mass media e letteratura contemporanea col massimo dei voti. Cofondatore delle riviste In Fuga dalla Bocciofila e Il mondo o niente, ha inoltre pubblicato racconti su riviste letterarie cartacee quali A Few Words, Argo, La Casa dei doganieri, Il portolano, Three faces, Con.tempo, Guida 42, L’eco del nulla, Il corriere fiorentino e su riviste on-line quali Scrittori Precari, Inzonacesarini, MazMegazine, Verde Rivista, Pratosfera, Stanza 251, L’Irrequieto, Inquieto, Narrandom. Ha collaborato per la testata giornalistica StampToscana dedicandosi alla cronaca bianca. Oltre che di letteratura è un appassionato di cinema, di cui ha tenuto corsi di semiotica e teoria della narrazione.