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  • Giusy Laganà

Ragazze perbene - di Olga Campofreda, educazione sentimentale per aspiranti mogli uguali e infelici


La rinuncia al desiderio era la nostra espiazione, così pure quella vita che ci avevano messo davanti, un percorso a tappe, ben preciso, dalla casa dei nostri padri a quella dei nostri mariti. Il nostro desiderio sarebbe rimasto muto, non interrogato. Ma capitava a volte che l'animale di risvegliasse dentro, che la bestia affamata, malnutrita e dimenticata cominciasse a scalciare.

La vita delle ragazze perbene nella città di provincia - scrive Olga Campofreda - é una sorta di via crucis fatta di appuntamenti sociali, dove ogni possibile allontamento da essi può essere additato come scandalo. La voce di quello che é stato o non doveva essere si diffonde velocemente tra i quartieri e palazzi, nei corridoi della scuola e infine, in chiesa qualora si verificasse uno smarrimento o una deviazione improvvisa. Il pregiudizio si trasforma in critica; il pettegolezzo muta in cattiveria; le voci diventano stigma che possono trasformarsi in una vera e propria rovina emotiva, sentimentale, lavorativa, sociale, economica. Ma quello che spazza ogni altra aspettativa e sicurezza futura é il senso di vergona che invade ogni aspetto del quotidiano. Così cala l'ombra dell'etichetta sulla ragazza perbene e sulla sua famiglia borghese recitando come una litania continua noi siamo migliori, che vergogna, questo certo non siamo noi e così via.


Clara é la figlia di una buona famiglia di Caserta. Nascere femmina in una buona famiglia a Caserta, alla fine degli anni Ottanta, é la stessa storia che accomuna quasi tutte: una linea dritta che parte dalla scuola elementare, poi passa alla scuola media, dopo al liceo (possibilmente quello classico) e la chiesa dove tutte le domeniche ci si incontra prima di andare a pranzo dai nonni. Tutte tappe uguali alla quale é impossibile mancare. L'assenza non é contemplata, il dovere prima di ogni cosa. Le ragazze perbene hanno sempre i capelli ordinati e puliti, la camicia stirata e i jeans di tendenza; all'interno dei loro armadi c'é un poster di Leonardo DiCaprio o di Nick Carter; nei loro diari ci sono frasi colorate di canzone o poesie; le mamme si danno da fare per ordinare la dote migliore, stoffe pregiate che possano accompagnarle di diritto dalla casa paterna alla casa del marito con tutti i sacrosanti auspici.


Tutto pianificato, ma ci si dimentica qualcosa di fondamentale: l'essere semplicemente umani, fatti di carne e non solo di apparenze. In questa visione prefissata s'inserisce nella vita di Clara, di sua cugina e nelle ragazze raccontate, un amico o nemico inaspettato. Lui é il desiderio, a cui raramente ci si può sottrarre. Il desiderio é smarrimento, é deviazione, é rischiare di "fare una brutta fine". Una educazione sentimentale che si ripete dai tempi che furono e che si pretende di rispettare da madre a figlia.

Come si bada al desiderio? Assecondandolo o sopprimendolo per sempre. Ce ne stiamo in bilico accarezzando l'unca o l'atra possibilità, prima di capire da che parte stare, dove lasciarci cadere.

Per sottrarsi a un futuro già raccontato, Clara si trasferisce a Londra, dove insegna italiano a ricchi expat e si trova intrappolata nel vortice degli incontri online. Ma il matrimonio della bellissima cugina Rossella, inseparabile compagna d’infanzia diventata poi modella di abiti da sposa, la richiama a Caserta. Clara si trova così ancora immersa nel mondo da cui è fuggita: all’addio al nubilato della cugina rivede le vecchie compagne di scuola, e nei giorni successivi incontra Luca, lo sposo, con cui aveva stretto in passato un’amicizia clandestina. All’improvviso, però, Rossella scompare senza lasciare traccia. E Clara, convinta che la cugina nasconda qualcosa, scopre nel suo diario un segreto impossibile da confidare, che minaccia il futuro radioso che Rossella ha sempre incarnato.


Olga Campofreda, classe 1987, racconta il difficile peso delle aspettative di chi nasce femmina, specie al Sud. Toglie il velo sulle seconde vite e i desideri nascosti delle ragazze perbene, i cui destini sono specchio di una femminilità che parla di sacrifici e rinunce, di principi azzurri e segreti, di infelicità che si tramandano nel tempo. E racconta la storia di una ragazza che si ribella a sogni e consuetudini già logore, per inventare una strada nuova, tutta sua, da costruire con consapevolezza giorno dopo giorno, per sentirsi libera dal paese e da costumi che non gli appartengono. Solo in questo modo potrà trovare quello che vuole senza etichette, senza obblighi e senza doveri morale dettati da un'etica antica, tradizionalista e ignorante. L'essere donna non é diventare un paccheto preconfezionato spendibile sul mercato costruito come all'interno di una catena di montaggio. Essere donna, come per gli uomini, é prima di tutto sentirsi liberi di fare e di essere, senza strategia di marketing, senza obblighi morali.

Olga Campofreda vive a Londra, dove lavora come ricercatrice in Italian e Cultural studies e insegna scherma per la nazionale inglese Under 20. Nel 2009 ha esordito con La confraternita di Elvis (ARPANet) e i suoi racconti sono apparsi su riviste e blog letterari. Tra le sue ultime pubblicazioni: A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti (Giulio Perrone Editore 2019) e il saggio su Pier Vittorio Tondelli Dalla generazione all’individuo (Mimesis 2020). È co-autrice del podcast The Italian Files e insieme a Eloisa Morra cura Elettra, una serie antologica di racconti sul rapporto tra padri e figlie (effequ).

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