• Giusy Laganà

Diario del caos - di Antonio Moresco, riflessioni di un maestro della letteratura


"Nessuno vuole più libri vasti, assoluti, lunghi viaggi, non fanno più mercato, storcono tutti la bocca"

E' ormai noto al mondo dei lettori la differenza tra chi scrive letteratura firmandola come una stella di fuoco da ricordare per diventarne padre o madre e chi, invece, scrive storie.

Racconti d'evasione, raccolte di aneddoti, storie di vita che colpiscono, fanno innamorare ma vengono dimenticate al libro successivo. Sorge subito una domanda, in che stato di salute si trova la letteratura di oggi?

Nel mondo dell'arte ci sfiorano luci la cui genialità é così originale, quasi mistica per potenza, i cui vissuti sono pregni di esperienze e talento, spesso incompreso.


La storia editoriale di Antonio Moresco é l'emblema di un genio inizialmente non riconosciuto, un percorso lungo e travagliato, doloroso. Solo negli anni Novanta viene pubblicata nel 1993 "Clandestinità", Bollati Boringhieri.

Da allora sono numerosissime le opere pubblicate con i più diversi editori. Nel novembre del 2001 ha organizzato con Dario Voltolini un incontro-confronto tra scrittori e intellettuali dal titolo “Scrivere sul fronte occidentale”. Sempre con Voltolini ha poi curato l’antologia omonima che da quell’incontro è scaturita. Nel 2003 è stato tra i fondatori del blog collettivo Nazione Indiana, da cui è uscito nel 2005 per fondare la rivista Il primo amore.

Da quel momento, la sua carriera sarà una ascesa volta a diventare la bussola per orientare la letteratura italiana degli anni duemila.

Rivoluzionario e provocatore,utilizza l'ironia come arma principale, prendendo in giro il suo tentare di scrivere un capolavoro che poi lo diventerà a tutti gli effetti.

Si schiera contro la casta borghese degli intellettuali e dei critici attraverso l'intreccio tra realtà e finzione, tra battaglia e vittoria. La letteratura in Moresco é uno strumento per combattere e per liberare la società postmoderna dai vincoli editoriali.

“Il mio nome è Antonio Moresco […]. Mi sono inventato degli azzardi continui, dei sogni, per poter continuare a vivere. […] Una parte di me è stata costretta a vivere, in questa epoca spaventosa, immobilizzata e creata. Un’altra parte voleva solo crepare. E’ così che sono stato dentro la vita, e anche dentro quella cosa che è stata chiamata letteratura: per farla vivere e per farla crepare. Per farla crepare e per farla vivere. E’ questa lacerazione che ho portato, ho riportato e incarnato anche dentro la letteratura”.

Esordisce con questa presentazione in "Canti del caos", un opera dura e violenta, capace di gridare tutto quello che é stato taciuto e che non ha mai avuto voce, provocando il lettore, animandolo nelle viscere fino a toccare l'esasperazione, sfiorare il disgusto per esplodere nel delirio di altissima letteratura.


Qual è lo stato della letteratura che vive e scrive Antonio Moresco? E' questa la domanda che lo tormenta, lo ossessiona per spingere la sua originalità fino ai vertici della genialità più alta.

Quella a cui si oppone é' una letteratura troppo perfetta e confezionata da grandi nomi, impacchettata nella catena di montaggio per arrivare ad oggi ad avere le sembianze di un prodotto neutrale senza dolore e amore, senza violenza, senza umanità.

Le pagine scritte da Moresco, motivo per cui per tanti anni é stato rifiutato, raccontano un mondo al tracollo, quello della metropoli grottesca, putrida per tante accezioni, disumanizzata e senza logica in una morsa tra il virtuale e il reale, tra la distopia e la polemica, tra passato e futuro.


Diario del caos, pubblicato da Wojtek é un'autoanalisi senza filtri di una creatività unica, geniale, originale nella forma e nello stile che immortala se stessa nel momento dell'epifania, mentre si ricarica di tutto quello che serve per innescare nuove epifanie per chi é noto essere un centometrista esperto in maratone. Cita Jean Paul Sartre, che già nel Novecento descrive la letteratura come "uno specchio ustorico che brucia tutto quello che vi si riflette".

Cosa si nasconde dietro alla genesi di un'opera? Cosa contraddistingue un capolavoro letterario e quanto é importante opporsi al sistema editoriale fortemente selettivo?


Antonio Moresco é un autore verticale e inattuale, capace di folgoranti quadri narrativi come di fluviali andamenti epici, è senza dubbio uno degli scrittori più interessanti ed originali della nostra letteratura.

Un soldato e un eroe che ha fatto dell'uso delle parole una vera e propria arma contro il sistema.


La letteratura per lui é spingersi oltre ogni confine, portare al massimo l'uso della parola, travolgere i capisaldi tramandati per distruggerli, per schernirli ed estrapolarne qualcosa di nuovo, inconsueto, progressista.


La sensazione provata dal lettore, in Stelle in gola (SEM) per esempio come in tutto il resto, é un piacevole spaesamento, non si riesce a capire il periodo o il contesto storico-culturale per la talentuosa capacità di descrivere ambientazioni senza tempo.


Dopo un'infanzia trascorsa in un collegio religioso e la militanza nella sinistra extraparlamentare (entrambe narrate nelle prime due parti del romanzo Gli esordi), verso la fine degli anni settanta ha intrapreso un apprendistato letterario, protrattosi per quindici anni e terminato nel 1993 con la pubblicazione dei tre racconti di Clandestinità.


Nel 1995 pubblica il romanzo breve La cipolla, che insieme al libro precedente sarà ristampato anni dopo nel volume Il combattimento (2012).


I suoi romanzi, dopo essere stati rifiutati da numerosi editori, hanno trovato diffusione solo col procedere della sua carriera letteraria che culmina con la trilogia dal titolo Giochi dell'eternità, che comprende Gli esordi (pubblicato da Feltrinelli nel 1998 e riedito da Mondadori nel 2011), Canti del caos che, dopo una complessa storia editoriale, con la prima parte edita da Feltrinelli nel 2001 e la seconda da Rizzoli nel 2003, viene pubblicato in versione completa da Mondadori nel 2009) e Gli increati (2015).


Tra gli altri scritti principali, vi è la raccolta di lettere non spedite Lettere a nessuno (1997, ripubblicata con ampie aggiunte nel 2008), che documenta i suoi difficili rapporti con l'industria letteraria, la breve biografia Zio Demostene (2005, poi ampliata e ripubblicata con il titolo I randagi) e il romanzo Gli incendiati (2010), affine per contenuti e stile ai romanzi della trilogia. Con Le favole della Maria (2007) ha vinto il Premio Andersen 2008 per la sezione "Miglior libro 6/9 anni". Nel 2013 pubblica La lucina, a cui segue nel 2014 Fiaba d'amore.


Lo stato della letteratura di oggi, per concludere, é in bilico tra l'uso delle parole per combattere il sistema e la dominazione editoriale dei grandi nomi che puntano al marketing e alle vendite.

Quello che insegna Antonio Moresco é che la parola vince sempre sia come arma sia come scudo.