Watermoon: dove l’amore si riflette nell’acqua della memoria - di Samatha Sotto Yambao
- Giusy Laganà

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Ci sono romanzi che raccontano una storia, e poi ci sono romanzi che creano un’atmosfera in cui il lettore entra in punta di piedi e da cui esce cambiato. Watermoon di Samantha Sotto Yambao, pubblicato da Nord, appartiene decisamente alla seconda categoria.
La trama si muove tra realtà e dimensione sospesa, seguendo un percorso che è insieme narrativo e profondamente interiore. Un evento destabilizzante costringe la protagonista a confrontarsi con il passato e con tutto ciò che è rimasto irrisolto. Da qui si apre una frattura nel tempo lineare: ricordi, possibilità mancate, emozioni trattenute riaffiorano come onde, mescolando ciò che è stato con ciò che avrebbe potuto essere. Non è una storia costruita sul colpo di scena, ma sull’evoluzione emotiva. È un viaggio di consapevolezza, di riconciliazione, di accettazione.
A Tokyo esiste un luogo che solo chi si è smarrito può trovare: un negozio molto particolare che offre il bene più prezioso, la pace dell’anima. Il prezzo? I propri rimpianti. Frammenti di passato doloroso che, una volta ceduti, vengono dimenticati e trasformati in materiale magico. Per anni a custodire questo delicato equilibrio è stato il signor Ishikawa. Ma quando va in pensione, la figlia Hana si ritrova improvvisamente sola: il negozio è devastato, il padre è scomparso e il rimpianto più prezioso è stato rubato.
Il grande punto di forza del romanzo è lo stile. Samantha Sotto Yambao scrive con una prosa lirica, elegante, ma mai artificiosa. Le immagini sono delicate e potenti insieme: l’acqua, onnipresente, diventa simbolo di memoria, trasformazione, fluidità; la luna illumina i momenti più intimi come una presenza silenziosa e costante. La scrittura è sensoriale: si avverte l’umidità dell’aria, la luce riflessa sulle superfici, il peso emotivo dei silenzi. È una narrazione che chiede al lettore di rallentare, di sostare nelle emozioni.
La storia ruota attorno a un evento che spezza l’equilibrio della protagonista e la costringe a confrontarsi con il passato, con ciò che ha perduto e con ciò che non ha mai davvero compreso. Da questa frattura si apre una dimensione altra, quasi liminale, in cui il tempo non è più lineare e i ricordi assumono consistenza concreta.

Eppure, sotto la meraviglia si muovono ombre. Incubi si insinuano tra gli incanti, e ciò che sembra un sogno custodisce una verità oscura, legata proprio a Keishin e a un segreto che Hana ha giurato di non rivelare. Quando il pericolo diventa reale, la scelta tra proteggere quel giuramento o salvare chi ama diventa inevitabile. La forza del romanzo sta nella sua capacità di fondere magia e introspezione. L’idea dei rimpianti come oggetti tangibili è potente e simbolica: cosa saremmo senza le nostre ferite? È davvero possibile cancellare il dolore senza perdere una parte di noi? L’autrice costruisce una riflessione delicata ma incisiva sul valore della memoria, sull’accettazione e sul peso delle scelte.
L’acqua e la luna — simboli centrali del romanzo — diventano metafore di trasformazione, ciclicità, riflesso e memoria. La protagonista attraversa un percorso che è insieme fisico e interiore: ogni incontro, ogni visione, ogni “slittamento” tra realtà e dimensione sospesa contribuisce a ricomporre un mosaico emotivo fatto di amore, rimpianto, destino e seconde possibilità.
Non si tratta solo di una storia romantica o fantastica: è soprattutto un viaggio di consapevolezza, in cui il confronto con ciò che è stato diventa l’unico modo per poter andare avanti.
Le ambientazioni hanno una qualità quasi cinematografica. I luoghi non sono semplici sfondi, ma specchi dello stato d’animo dei personaggi. Ogni spazio sembra sospeso in una luce morbida, tra sogno e realtà, contribuendo a creare quell’atmosfera malinconica e avvolgente che caratterizza l’intero romanzo. C’è un equilibrio sottile tra dimensione concreta e simbolica, che rende l’esperienza di lettura immersiva e quasi ipnotica.
Lo stile di Samantha Sotto Yambao è uno dei punti di forza del romanzo. La scrittura è lirica ma non ridondante: ricca di immagini evocative, ma sempre fluida. Sensoriale: si percepiscono suoni, profumi, consistenze. L’acqua non è solo un elemento simbolico, è quasi tattile e intimista: molto spazio è dato ai pensieri e alle emozioni, con un ritmo che privilegia la profondità alla velocità. La narrazione alterna momenti contemplativi a passaggi più dinamici, mantenendo un equilibrio che evita sia l’eccesso di introspezione sia quello di azione. Il linguaggio è elegante, con una musicalità che accompagna il tema della ciclicità e del riflesso.
I personaggi, infine, sono costruiti con sensibilità. Fragili, imperfetti, attraversati da dubbi e desideri, risultano autentici proprio perché non cercano di essere eroici. La loro forza sta nella vulnerabilità, nella capacità di affrontare ciò che fa male pur di trovare una forma di pace. Watermoon è un romanzo che parla di amore e perdita, ma soprattutto di seconde possibilità e di come il passato continui a dialogare con il presente. Non è una lettura frenetica: è un libro da assaporare lentamente, lasciandosi cullare dal suo ritmo e dalla sua delicatezza. Da lettrice, l’ho trovato intenso e suggestivo — uno di quei libri che, una volta chiusi, continuano a riflettersi dentro come la luna sull’acqua.
Le ambientazioni sono costruite con grande cura visiva e simbolica. I luoghi sembrano sospesi in una luce lunare costante: città avvolte da atmosfere umide e silenziose, spazi che sembrano esistere tra sogno e realtà, interni carichi di memoria. L’acqua è onnipresente — mare, pioggia, superfici riflettenti — e diventa una vera protagonista narrativa. Gli ambienti non sono semplici scenografie, ma stati d’animo: cambiano con l’evoluzione emotiva della protagonista e amplificano ciò che lei prova.
Si percepisce una sensibilità quasi cinematografica nella costruzione delle scene: ogni luogo è descritto come se fosse illuminato da una luce precisa, con un’attenzione particolare ai contrasti tra ombra e chiarore.
Watermoon è un romanzo che vive di atmosfera e interiorità. Non è una lettura da divorare in fretta, ma da assaporare lentamente, lasciandosi avvolgere dal suo ritmo morbido e dalla sua malinconica bellezza. Come lettrice, l’ho trovato un libro che non punta al colpo di scena, ma alla risonanza emotiva — e proprio per questo resta dentro a lungo. Una fiaba moderna che parla di amore, perdita e seconde possibilità. Non è una lettura frenetica, ma un viaggio emotivo da assaporare lentamente. Un romanzo che incanta con la sua magia e colpisce con la sua verità: perché i rimpianti, in fondo, non sono solo ombre da cancellare, ma tracce della persona che siamo diventati.





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