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  • Giusy Laganà

Psicopompo- di Amélie Nothomb, la confessione di una grande artista-

"Leggere i manuali di ornitologia si rivelò più che un passatempo. Era un'inesauribile fonte di stupore. La semplice varietà delle specie bastava a tenermi occupata. Che il concetto di uccello andasse dal pendolino europeo all'avvoltoio barbuto, passando per la sterna artica e il picchio muratore, appariva davvero sorprendente. La nomenclatura rispecchiava la difficoltà della classificazione. Uno di questi esemplari é stato battezzato, per via delle sue prede, l'astore dei colombi. Ma é chiamato anche semplicemente astore, termine che deriva dal provenzale austor, ovvero "uccellatore". Anche io avrei potuto essere definita così: un'uccellatrice"


Inizia così l'ultimo libro di Amélie Nothomb, tradotto in Italia da Voland. Attraverso il racconto della sua passione aviaria, l'artista belga ci racconta lo stupro che subì in Bangladesh da ragazzina all'età di appena dodici anni, il susseguirsi dei suoi problemi alimentari dovuti al trauma e infine, il contatto mistico che instaurò con il padre dopo la sua morte.



La confessione dello stupro

"Fu allora che le mani del mare mi abbrancarono. Innumerevoli mani che non appartenevano a nessun corpo visibile mi afferrarono, mi spogliarono e mi possedettero. Il dolore era paragonabile solo al terrore".

La violenza delle mani del mare strapparono via il guscio della giovane ragazza del tempo di dodici anni. Pulcino senza piume, era arrivato il momento di acquisire lo status di uccello, mostruosamente difficile ma non impossibile. L'esperienza dolorosa compromise la sua salute e dovette reimparare ad assimilare il cibo con un tempo infinito e una serie di sofferenze insopportabili. Arriverà solo anni dopo a riuscire a voler vivere solo al presente, adottando la strategia che osservava negli uccelli. Fare quotidianamente quello che appare improbabile da ritenerlo impossibile. Per molto tempo rimase incastrata nel dolore subito che le causo' una vera e propria scissione tra corpo e mente.


L'idea di aspirare a puro spirito

Il concetto che qualcuno aspirasse a essere puro spirito la lasciava interdetta. Conduceva due vite distinte, quella del corpo e quella dell'anima. Quella del corpo non era un granché, ma progrediva coraggiosamente verso una lenta guarigione. Arrivata a Bruxelles a diciassette anni, cominciò a scrivere senza un motivo preciso. Gli anni della giovinezza furono molto difficili. All'università i tentativi di integrazione le procurarono solo sarcasmi. Finiti gli studi, decise di rientrare in Giappone dove riuscì, piano piano, a far conciliare la sua anima con quel corpo che per tanti anni era stato freddo e apatico. L'uccello ha il privilegio di sapere quanto sia difficile volare. Lo sa meglio di chiunque altro dal momento che ha dovuto imparare a farlo vedendo morire altri uccellini nel tentativo di farlo.


La scrittura come salvezza: il trampolino per volare

I miracoli, come scrive la Nothomb stessa, sono quasi sempre un'arma a doppio taglio: Lazzaro puzzava, il cielo guarito constatava la bruttezza delle cose. Lei, seppe molto presto che c'era un prezzo da pagare, l'angoscia costante di ricadere nell'abisso. Scrivere sarebbe stato come volare. Attraverso di essa, aveva scoperto come poterlo fare: bisognava posizionarsi in un certo modo dentro di sé, scegliere la buona angolazione e la giusta distanza, e poi lasciarsi precipitare. Lanciarsi a capofitto nel precipizio era diventato il suo scopo. Vedere avvicinarsi il suolo e battere le ali, non per divertimento, ma allo scopo di non schiantarsi. Qui, racconta del motivo per cui non crede alle cancellature. Nel suo caso cadere significa morire. Se ogni tanto le capita di cancellare, è perché dopo un battito d'ali mancato é riuscita a riprendersi aggrappandosi a un ramo. Se piomba al suolo significa che il manoscritto é fallito e quindi, la resurrezione avverrà magari in un altro manoscritto.


Una voce che ritorna e che diventa una bussola: suo padre

In questo libro, Amélie Nothomb racconta il rapporto speciale intrattenuto con suo padre post mortem. Lui, uomo premuroso ma per molti aspetti poco presente dal punto di vista affettivo nella vita delle figlie. Attraverso la scrittura, riesce a stabilire un filo comunicativo con lui senza bugia alcuna. E' qui che racconta la vera trasformazione da scrittrice a psicopompo. La figura dello psicopompo è una figura centrale di molte mitologie e religioni antiche, e trova anche corrispondenze nelle religioni monoteistiche (talvolta per integrazione di miti antecedenti; si pensi per esempio al Caronte dantesco). Lo psicopompo non è quindi una divinità in senso proprio, poiché non giudica gli uomini ma si limita a traghettarli nel mondo ultraterreno.

Amélie Nothomb é Nata a Kobe, Giappone, nel 1967 da genitori diplomatici, oggi vive tra Bruxelles e Parigi.

Scrittrice di culto non solo in Francia – dove ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino, il romanzo che l’ha subito imposta – pubblica un libro l’anno, scalando a ogni uscita le classifiche di vendita.

Innumerevoli gli adattamenti cinematografici e teatrali ispirati ai suoi romanzi e i premi letterari vinti, tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo, e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore.

Sete, uscito in Francia nel 2019, è arrivato secondo al Prix Goncourt dello stesso anno.

Primo sangue, suo trentesimo romanzo, si è aggiudicato il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022.

Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Voland.

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