A spasso tra i ricordi. Profumi e riti di casa di nonna - di Annalisa Daga: quando la memoria diventa un luogo da attraversare
- Giusy Laganà

- 12 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 14 gen

Ci sono libri che non si leggono in linea retta, ma a passo lento, come quando si cammina senza una meta precisa lasciandosi guidare da ciò che affiora. A spasso tra i ricordi di Annalisa Daga è uno di questi: un libro che non chiede fretta, ma disponibilità all’ascolto.
Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di entrare in uno spazio intimo, domestico, dove i ricordi non sono semplici rievocazioni del passato, ma presenze vive, capaci di dialogare con il presente. La memoria, in questo libro, non è nostalgia sterile: è materia pulsante, è identità, è il filo sottile che tiene insieme ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a diventare.
La scrittura di Annalisa Daga è delicata, misurata, e proprio per questo efficace. Non cerca effetti, non alza mai la voce. Si affida invece a immagini quotidiane, a sensazioni familiari, a piccoli dettagli che aprono improvvisamente spazi più ampi. È una scrittura che accompagna, che cammina accanto al lettore senza mai imporsi, lasciando il tempo di riconoscersi.
In A spasso tra i ricordi: Profumi e riti di casa di nonna, la figura della nonna non è soltanto una presenza affettiva, ma un vero e proprio centro simbolico attorno al quale ruota la memoria. La sua casa diventa un luogo dell’anima, uno spazio sospeso nel tempo in cui ogni gesto quotidiano assume il valore di un rito e ogni profumo diventa linguaggio.
I ricordi legati alla nonna sono fatti di sensazioni prima ancora che di parole: odori che evocano sicurezza, abitudini che scandiscono le giornate, piccoli rituali domestici che insegnano, senza dichiararlo, cosa significa prendersi cura. In questo libro, la nonna è custode di un sapere silenzioso, trasmesso attraverso l’esempio, la presenza costante. Il rapporto tra nipote e nonna è raccontato con una delicatezza che evita ogni idealizzazione. Non c’è retorica, ma una gratitudine profonda, fatta di dettagli: una cucina che profuma di casa, mani che lavorano con pazienza, gesti che si imprimono nella memoria e restano anche quando la persona non c’è più. È attraverso questi frammenti che il legame si rende eterno.
La casa della nonna diventa così il primo luogo in cui si impara il tempo lento, l’attesa, l’importanza delle tradizioni. Un luogo che continua a vivere dentro chi lo ha abitato, anche a distanza di anni. Leggendo, è difficile non tornare alla propria infanzia, alle proprie nonne, a quei rituali apparentemente insignificanti che, col senno di poi, hanno contribuito a formarci.
Ciò che ho apprezzato di più è il modo in cui i ricordi vengono trattati: non come rifugi sicuri, ma come luoghi complessi, a volte dolci, a volte dolorosi. Tornare indietro non significa necessariamente consolarsi; spesso significa fare i conti, rimettere ordine, accettare ciò che è stato. In questo senso, A spasso tra i ricordi è anche un libro sul coraggio: il coraggio di guardarsi indietro senza idealizzare, di attraversare la propria storia con sincerità. Il tempo, nel libro, sembra perdere la sua rigidità. Passato e presente si sfiorano continuamente, creando una narrazione che procede per frammenti, per emozioni, più che per eventi. È un tempo interiore, quello della memoria, che non segue calendari ma ritorni improvvisi, associazioni, immagini che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo.
Ho trovato questo libro profondamente umano. Non cerca di insegnare, né di spiegare. Si limita a condividere, ed è proprio in questa condivisione che nasce la sua forza. Leggendolo, ho avuto spesso la sensazione di riconoscere pensieri miei, ricordi non miei ma familiari, come se la voce narrante riuscisse a toccare qualcosa di universale partendo da sé.
Il libro di Annalisa Daga è anche un atto di conservazione: salvare i ricordi significa salvare una parte di sé e delle proprie radici. A spasso tra i ricordi ci ricorda che la memoria non è solo individuale, ma familiare, e che certi amori — come quello delle nonne — continuano a proteggerci anche quando diventano ricordo.
Leggendo A spasso tra i ricordi: Profumi e riti di casa di nonna, ho ritrovato alcune atmosfere care alla narrativa di Milena Agus, soprattutto nel modo in cui la memoria familiare viene affidata alle figure femminili e alla dimensione domestica. Come nei suoi romanzi, anche qui la casa non è mai solo uno spazio fisico, ma un organismo vivo, abitato da gesti ripetuti, silenzi, rituali che raccontano più delle parole. C’è la stessa attenzione per il dettaglio minimo, per quell’oggetto o quel profumo che diventa chiave d’accesso al passato. La nonna, come spesso accade nella scrittura della Agus, è una custode di storie, una presenza che educa senza spiegare, che trasmette attraverso l’esempio e l’abitudine. Il racconto procede per frammenti, per immagini, seguendo il ritmo irregolare della memoria piuttosto che quello lineare della narrazione tradizionale.
A spasso tra i ricordi è una lettura ideale per chi ama i libri che parlano sottovoce, per chi considera la memoria un viaggio e la scrittura un modo per abitare meglio il tempo. Un libro da leggere con lentezza, magari tornando indietro su alcune pagine, lasciando che siano i ricordi – i suoi e i nostri – a guidare il cammino.





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