La sindrome di Proust - di Lorenzo Sartori


"Quelle domande se le era fatte un milione di volte, ma si era sempre risposto che forse il suo era uno dei tanti lavori che contribuivano a dare un pò di illusione sulla vita eterna. E in fondo, per farlo, lui non scomodava né la religione né la filosofia."


Cosa sono i ricordi? Si possono digitalizzare? Lorenzo Sartori nel suo ultimo romanzo, un thriller avvincente dove male e bene si confondono, scrive che i ricordi sono qualcosa di molto vicino al concetto di immortalità. Un bisogno involontario e necessario che abbiamo per far vivere e sopravvivere le persone che abbiamo amato o che ci hanno reso felici oltre ogni confine temporale. Ricordare significa portare qualcosa o qualcuno sempre con noi, significa conservare. Il protagonista de "La sindrome di Proust" pubblicato da Plesio Editore, è un correttore di ricordi in un mondo distopico di una New York dal fascino metropolitano e complesso.


Il romanzo è ambientato in un futuro neanche così lontano, colpito dal cyber-terrorismo e come specifica l'autore, il suo mentore ispiratore non poteva essere che il grandissimo e adorato anche da me Philip K.Dick. In effetti, il mio primo pensiero è andato subito ad una delle sue celebri opere lette qualche anno fa "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" (Il cacciatore di androidi è un romanzo di fantascienza scritto da Philip K. Dick nel 1968; dal romanzo è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott).



"La compressa che hai preso è al tempo stesso un attivatore e un localizzatore. Se pensi al tuo cervello come un sistema con capacità wi-fi, quella pastiglia è una sorta di interruttore che automaticamente ti sintonizza anche sulla frequenza giusta."


Il contenuto della pastiglia utilizzata nel 2067 arriva a disattivare il wi-fi per evitare che il cervello continui a scaricare zetabyte, insomma una specie si spugna sulla quale si può intervenire per applicare la correzione. Alec Raines è un giovane memo-designer che si ritrova a possedere i ricordi del premio Nobel Alice Grossman entrando in possesso di segreti pericolosi che sarebbe meglio nascondere.


Per questo si ritrova coinvolto in uno spietato complotto internazionale dove i suoi stessi amici lo tradiranno. Una corsa all'ultimo sangue, anzi direi all'ultimo ricordo, per salvarsi, nonostante l'accusa di omicidio. Qui però entra in gioco un concetto molto importante, quello di privacy. Se tutti possono digitalizzare i propri ricordi significa che più o meno chiunque possa venirne a conoscenza. Questo significa che anche il pensiero, proprietà intima di ogni essere umano, non è più libero di pensare e ricordare. Il nostro cervello diventa una scatola al servizio di chiunque. Come possiamo non pensare e non ricordare? Smettiamo di essere umani per diventare macchine. Non siamo più esseri pensanti, solo meccanismi che possono essere corretti e che possono essere dimenticati.


Lorenzo Sartori, giornalista, vive tra Crema e Milano. E' autore di diversi giochi di simulazione, storici e fantascientifici, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e apprezzati in tutti il mondo. Organizza eventi in ambito letterario e ludico ed è direttore artistico della rassegna DeGenere e del Festival Inchiostro di Crema. Ha pubblicato diversi libri tra cui per Plesio Editore nel 2018 "Alieni a Crema". Personaggio eclettico, risponderà alle vostre domande e ai vostri quesiti se incuriositi. Un pò di distopia alle volte non fa mai male...senza spaventarci di quello che potrà essere o che magari non sarà.



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