Tra memoria privata e storia collettiva: una recensione di Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone
- Giusy Laganà

- 12 giu
- Tempo di lettura: 4 min

Dopo il successo di La portalettere, Francesca Giannone torna a raccontare il Novecento italiano con Gli anni in bianco e nero, un romanzo che conferma la sua capacità di intrecciare vicende individuali e trasformazioni storiche, costruendo una narrazione intensa, emotivamente coinvolgente e profondamente radicata nella memoria collettiva.
Fin dalle prime pagine emerge una delle qualità più evidenti dell'autrice: la capacità di dare voce ai sentimenti e alle fragilità dei suoi personaggi senza mai cadere nel sentimentalismo. La storia si sviluppa sullo sfondo di un'Italia in cambiamento, attraversata da tensioni sociali, mutamenti culturali e profonde trasformazioni del modo di vivere e di concepire la famiglia, il lavoro e le relazioni umane. Tuttavia, il cuore del romanzo non è la grande Storia in sé, bensì il modo in cui essa si riflette nelle esistenze quotidiane di uomini e donne chiamati a confrontarsi con il tempo, le scelte e le conseguenze delle proprie decisioni.
Il titolo stesso, Gli anni in bianco e nero, possiede una forte valenza simbolica. Richiama certamente un'epoca passata, quella delle fotografie ingiallite e dei ricordi custoditi negli album di famiglia, ma suggerisce anche una riflessione più profonda sulla memoria. Il bianco e nero non rappresenta soltanto un'estetica del passato: diventa metafora di un tempo che la distanza tende a semplificare, mentre il romanzo si incarica di restituirne tutte le sfumature, le ambiguità e le contraddizioni.
Uno degli aspetti più riusciti dell'opera è proprio la ricostruzione dell'ambiente storico e sociale. Giannone dimostra una notevole attenzione ai dettagli della vita quotidiana: le abitudini, i rapporti familiari, le convenzioni sociali, le aspettative che gravavano soprattutto sulle donne e il lento processo di emancipazione che ha attraversato il secolo scorso. Nulla appare artificioso o didascalico. L'ambientazione non costituisce una semplice cornice narrativa, ma un elemento vivo che contribuisce alla definizione psicologica dei personaggi e alla comprensione delle loro scelte.
Particolarmente interessante è il modo in cui il romanzo affronta il tema dell'identità femminile. Le protagoniste non sono figure idealizzate né eroine prive di contraddizioni. Sono donne che cercano il proprio spazio all'interno di una società spesso rigida e limitante, combattute tra desideri personali, senso del dovere e aspettative collettive. Attraverso di loro, l'autrice esplora questioni universali come la libertà, l'appartenenza, il sacrificio e la ricerca della felicità, offrendo una rappresentazione autentica e credibile della complessità dell'esperienza femminile.
Ma sarebbe riduttivo considerare Gli anni in bianco e nero soltanto un romanzo sulle donne. Al centro della narrazione vi è anche il tema della famiglia, osservata come luogo di amore e protezione ma anche di incomprensioni, silenzi e conflitti. Le relazioni familiari vengono raccontate con grande sensibilità psicologica, mettendo in luce quanto il passato continui a influenzare il presente e quanto spesso le scelte di una generazione ricadano inevitabilmente su quelle successive.
Dal punto di vista stilistico, Giannone conferma una scrittura elegante e accessibile. Il linguaggio è semplice senza essere banale, capace di raggiungere un vasto pubblico senza rinunciare alla profondità emotiva e alla cura della costruzione narrativa. La lettura procede con naturalezza, sostenuta da un ritmo ben calibrato che alterna momenti di intensa partecipazione emotiva a passaggi più riflessivi. È una scrittura che non cerca effetti spettacolari, ma che conquista attraverso l'autenticità dei sentimenti e la precisione dello sguardo.
Ciò che colpisce maggiormente è forse la capacità dell'autrice di trasformare una vicenda particolare in un racconto universale. Pur essendo radicato in un preciso contesto storico, il romanzo parla di temi che appartengono a ogni epoca: il rapporto con il tempo, il peso dei ricordi, la difficoltà di scegliere il proprio destino, il desiderio di essere compresi e amati. Il lettore si riconosce nelle emozioni dei personaggi perché esse toccano corde profonde e condivise dell'esperienza umana.
La memoria costituisce il vero filo conduttore dell'intera opera. Non una memoria nostalgica e idealizzata, ma una memoria viva, capace di interrogare il presente. Attraverso il recupero delle storie individuali, Giannone invita a riflettere sul valore delle radici e sull'importanza di conservare il legame con il passato senza rimanerne prigionieri. In questo senso, il romanzo assume anche una dimensione civile: raccontare ciò che è stato diventa un modo per comprendere meglio ciò che siamo oggi.
Gli anni in bianco e nero è dunque molto più di una semplice saga familiare o di un romanzo storico. È una riflessione sul tempo e sulla memoria, sull'intreccio inevitabile tra vicende private e trasformazioni collettive, sul modo in cui le esistenze individuali vengono modellate dagli eventi della Storia senza mai esserne completamente determinate. Francesca Giannone dimostra ancora una volta una rara capacità di raccontare il passato con uno sguardo contemporaneo, restituendo dignità e profondità alle vite ordinarie che spesso costituiscono la vera sostanza della storia.
Un romanzo intenso e coinvolgente, che emoziona senza artifici e che invita il lettore a interrogarsi sul significato dei legami, delle scelte e dei ricordi. Una lettura che lascia il segno perché riesce a trasformare la memoria in esperienza condivisa e il racconto individuale in patrimonio collettivo.
Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. A Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: tradotto in 44 Paesi, è stato il romanzo più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro. Il suo secondo romanzo, Domani, domani, è stato tra i più letti in Italia nel 2024.





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