top of page
  • Giusy Laganà

La vita sessuale di Guglielmo Sputtacchiera, dalla metamorfosi Kafkiana allo scambio generazionale


"Conduco una vita rigorosamente passiva. Sono stato uno studente onnivoro ma fallito. Non ho mai lavorato un giorno in vita mia. Sono pornodipendente e non ho mai toccato il corpo di una donna, nemmeno un gomito. Non ho il coraggio di affrontare il mondo, ho la fobia del futuro e sfortunatamente ho mangime economico a sufficienza per preferire la disoccupazione volontaria alla nobiltà di un mestiere spazzino. Ma non mi lamento, poteva andare peggio".

Ho letto finalmente "La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera" di Alberto Ravasio pubblicato da Quodlibet Compagnia Extra, apparso come esordio originale in tante testate giornalistiche di settore e definito come "autobiografica generazionale non autorizzata" che più di altre porta alla luce le problematiche delle generazione ultra trentenne di oggi. La matrice Kafkiana che inizia con la metamorfosi del protagonista e che culmina in una vera e propria "transessualizzazione", si conclude con la lettera epilogativa al padre in una vera confessione intellettuale, in cui la malattia mentale della madre viene compresa come una sorta di saggezza trascendentale e i limiti dei figlio spiegati come un deficit sociale.


In un mix tra il tragico e il comico, da una parte c'è la paura dell'umiliazione virile, derivata dagli stereotipi patriarcali, così interiorizzati da essersi fatti istinto. Dall'altra c'è il piacere nel percepire il femminile in ogni cosa, intorno a sé, in un abbraccio sensoriale o virtuale.

Da una parte c'è il paese bergamasco definito più volte "stercoso" e dall'altra parte vi é la spinta a fuggire a Milano, metropoli in cui tutto si é confonde, in primis la propria identità.


Guglielmo Sputacchiera una mattina si sveglia donna. Tutto ciò che gli é sempre mancato si trasforma in un'avventura surreale e realista dove incontra personaggi grotteschi che popolano l'orrore provinciale lombardo. Lui é un trentenne, inetto sociale e sessuale che non hai mai sfiorato una donna se non attraverso la visione eccessiva e quotidiana di pornografia. Ha studiato filosofia, ma non si é mai laureato. La mattina in cui si sveglia donna decide di fuggire perché la paura di misurarsi con la figura paterna lo distrugge emotivamente. Il padre diventa simbolicamente il giudice di ogni suo fallimento. Da Guglielmo Sputtacchiera si trasforma, ironicamente e realmente, in Carmela Pene, delineando un ritratto di una generazione, quella dei Millennials, depressa, priva di ideali, impoverita dal consumismo, costantemente insicura, sempre più effimera.

Carmela Pene decide di capire cosa le é successo, perché il giorno prima era uomo e il giorno dopo donna? Prima di imbattersi in personaggi grotteschi, si confronta con la madre che, bipolare e instabile, non sembra scandalizzata e impaurita da quello che é successo al figlio.


Un personaggio costante popola la messaggistica privata e le interazioni di Guglielmo, e poi Carmela.

Colui che viene chiamato "Il Negro", personaggio aggressivo e quasi losco, lo invita a fare sesso virtualmente tramite interazioni via chat che diventano sempre più frequenti. Qui si inserisce la riflessione che più ho apprezzato e che ritrae il lato ultra negativo del mondo virtuale.

Le interazioni di Guglielmo sono solo "fittizie" attraverso il Web. Solo in questo spazio inventato riesce a esplorare il corpo di una donna, vedere la sua nudità, misurare il suo piacere. Il limite che vive oltre la porta della sua cameretta si annulla dinnanzi alla sconfinatezza di Internet dove può trovare chiunque pronto a procurargli un orgasmo.

"Ma vera differenza rispetto al passato, continuò Coprofago, sproloquiando, é che la coppia di oggi é composta da lui, lei e il Porno. In qualunque momento puoi sentire sconosciute, inviare messaggi, foto del cazzo, dichiarazioni d'amore. Magari combini poco, ma intanto hai visto altre vite. E di certo nessuna donna reale potrà mai competere con un esercito di sogni, sempre nudi e online"

Una riflessione sarcastica tende a emergere sotto una prosa piuttosto alta. La nostra vita corre veloce tra il reale e il virtuale, in opposizione alla generazione dei nostri genitori, Guglielmo Sputacchiera, inetto relazionale con un unico amico che é coprofago, diventa portavoce di chi vive altre vite, magari immediate ma senza alcuna promessa. Esperire la sessualità attraverso incontri clandestini é diventata una vera e propria malattia per tutti coloro che, insoddisfatti dai propri partner o ossessionati dal sesso o dal proprio ego, manipolano per poi sbarazzarsi dell'altro una volta appagato il proprio bisogno.


La critica ha notevolmente apprezzato questo testo, specie la prosa curata e ricca di raffinatezza letteraria. Ravasio porta in scena una "disgrazia metafisica" che diventa metamorfosi e poi ritratto della generazione di oggi. Il finale é spiazzante, quasi macabro per il significato sociologico ed emotivo che comporta. Conosciamo mai bene chi abbiamo accanto? La risposta é no.

Chiunque é un nostro modello di correttezza e traguardi può nascondere una doppia vita. Se la nostra generazione ha fatto del virtuale un punto di riferimento intimistico, le generazioni precedenti lo ha usato per imporre la propria dominazione, a prescindere dall'età.

E qui che la riflessione sullo scambio generazionale di Ravasio compie un passo in avanti, trasformando questo libro in un vero e proprio piccolo capolavoro.


Alberto Ravasio (Bergamo, 1990) ha studiato filosofia. Suoi contributi sono apparsi sull’Indice dei libri del mese, La Balena Bianca, La Domenica del Sole 24 Ore e così via. La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera, finalista alla XXXIV edizione del Premio Calvino, è il suo primo romanzo.

Commentaires


bottom of page