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Heidi - di Francesco Muzzopappa

 

 

“Ed eccoci giunti al punto: mio padre non mi chiama con il mio nome di battesimo da anni. A volte sono Barbara, la sua assistente storica al «Corriere».
Più di frequente, invece, mi chiama Heidi.
C’è un motivo: lui e io non abbiamo mai avuto un buon rapporto. Tracciata la sua linea snob al di sopra della quale c’erano lui e pochi altri, al di sotto, tra i molti, c’ero anch’io, imperfetta, incostante, indecisa. Di me non si è mai interessato granché. L’unica concessione da padre premuroso risale la mia infanzia, quando seduti sul nostro divano di velluto verde a coste guardavamo insieme le videocassette di Heidi, che riusciva a stroncare sottovoce criticandone trama e personaggi, per lui troppo caricaturali. Piantavo le mie manine sulle sue ginocchia e restavo incantata davanti a quei panorami montani, zeppi di natura e neve.”

 

Il Presidente della Repubblica dovrebbe attribuire a Francesco Muzzopappa una carica onoraria, oltre a ricevere dal capo dei carabinieri un riconoscimento per aver creato, attraverso le parole, una sostanza legale che crea dipendenza alla quale possono solo alzare le mani in segno di resa e senza farti finire al fresco. La scorsa estate avevo definito i suoi libri una droga, con sua immensa riconoscenza. Mettetevi nei miei panni almeno per un secondo! Ero al mare in Sardegna, e qui tutti potreste dire “wow che figata”, si è vero ok, ma per me è stata la morte civica dei sensi e del mio cervellino curioso. Quindi mi sono letta tutti i suoi libri, divorati e ingurgitati in modo bulimico. Quest’anno, in questa nuova estate (almeno si spera sia arrivata qui al Nord), il 14 giugno è uscito per Fazi Editore il suo nuovo libro “Heidi”. E già qui inizio a ridere perché io mi sento un po' Heidi. L’amavo da bambina, e perché un mio amico mi chiama cosi perché lavoro in Svizzera (da buona frontaliera ovviamente) tra i monti, e quindi ricordo un po' quella bambina che corre tra prati verdi e monti incontaminati (questo ovviamente è solo secondo lui, perché non è affatto cosi ve lo assicuro). Ma perché Heidi? Il suo nome reale è Chiara Lombroso, ha trentacinque anni ed è milanese. Lavora da anni in Videogramma, azienda che crea format televisivi in stile <Non sapevo di essere incinta>, <Hotel da incubo>, <Malattie imbarazzanti> o <Sepolti in casa>. Di recente il capo di Chiara è diventato lo Yeti, un omone viscido e squallido che obbliga i propri dipendenti ad orari assurdi con continue minacce di licenziamento.

 

"Purtroppo a Milano uscire alle sei di sera viene considerata una malattia non curabile. Solo gli sfaticati lavorano otto ore. L’ideale di vita è arrivare morti alla pensione o spirare durante una riunione. In alcuni uffici ti fanno addirittura correre sulla ruota".

 

Qui non può proporre programmi impegnati e di cultura, ma solo spazzatura trash per vendere. Ovviamente le cose diventano ancora più difficili quando Chiara è obbligata a portare suo padre a casa sua, perché la struttura che lo ospita per demenza senile, non può più occuparsi di lui. Lui è Massimo Lombroso, un noto critico letterario, che non ricorda più nulla della sua vita e non riconosce la figlia. Ma convivere con lui non è semplice e oltretutto per suo padre lei è Heidi non Chiara. Il mondo di Massimo Lombroso è fatto di prati verdi, monti, caprette, Peter, Fiocco di neve e Nebbia. Chiara diventa, come tutti i personaggi creati da Muzzopappa, il simbolo delle porte chiuse in faccia, dell’essere italiano in un paese di ipocriti e cinici, delle difficoltà giovanili in un paese che dei giovani ormai si è largamente dimenticato. Chiara è una di noi. Non ha tempo libero. E' troppo impegnata con la sua difficile e noiosa vita di tutti i giorni, troppi pensieri e pochi momenti felici. La vita milanese la sfinisce. Troppo veloce e senza tempo. Il suo motto è vivere per lavorare e non lavorare per vivere. Troppo impegnata e sfinita a selezionare le badanti del padre, oltre che personaggi incompresi per lavoro, finalmente arriva Thomas. Lui le migliora la vita, anzi ne diventa la svolta. È paramedico, è dolce, giovane, bello. Un mix tra un surfista australiano e un medico senza frontiere pronto a tutto per prendersi cura di Massimo, ma anche della fragile e sensibile Heidi, sottomessa dallo Yeti e dalla sua stessa vita.

Dopo “Dente per dente” Francesco Muzzopappa è tornato con un nuovo romanzo ancora più ironico. Ancora una volta la sua commedia ci permette di ridere tanto, ma con eleganza ci offre un frammento della società di oggi, troppo vittima del soldo e del lavoro, in un mondo liquido, che finisce per dimenticare che la vita è una sola e che non si vive di solo lavoro, ma anche di emozioni e sensazioni in una metropoli che non lascia neanche il tempo per fermarsi a riflettere.

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