Una donna - di Annie Ernaux


“Sono rimasta annichilita davanti a quella valigia spalancata. Ma era fuori, in città, che stavo peggio. Non sarò mai più in nessun luogo al mondo. Il modo abituale in cui si comportavano le persone mi era diventato incomprensibile, l’attenzione minuziosa con la quale dal macellaio sceglievano questo o quel pezzo di carne mi faceva orrore."

Lo sapevo che sarebbe stato un altro libro meraviglioso. Lo sapevo da quando ho iniziato il conto alla rovescia per l’uscita, ma non credevo fosse ancora una volta un viaggio ai confini di un'anima tormentata e complessa. Ho aspettato il Salone del libro per acquistarlo, per poterne parlare con l’editore e viverla un po' di più. Perché ancora una volta indaga la vita solo attraverso una lente sociologica. Annie Ernaux termina il suo libro con una frase che mi ha resa molto felice da laureata in Sociologia. Dice che questo libro non è una biografia, né un romanzo. Si tratta di un libro tra letteratura e sociologia, e per chi mi segue avrà visto che qualche giorno fa in una mia foto su questo libro ho scritto proprio questo appena ho iniziato a leggerlo. Annie Ernaux ci porta ancora una volta con estrema attenzione alla scoperta dei suoi sentimenti dinnanzi alla morte della madre. Per chi ha già letto la Ernaux conosce i rapporti conflittuali che aveva con la madre sin da ragazzina. Ma ancora una volta ci permette di conoscere la Signora Ernaux, morta una settimana prima di Simone de Beauvoir (e questa sua precisazione fa capire molto del suo vissuto letterario), come donna, madre e moglie collocata all’interno di un contesto sociale preciso. Come dice l’autrice stessa “era necessario che mia madre, nata tra i dominati di un ambiente dal quale è voluta uscire, diventasse storia perché io mi sentissi meno sola e fasulla nel mondo dominante delle parole e delle idee in cui, secondo i suoi desideri, sono entrata. Non ascolterò più la sua voce. Era lei, le sue parole, le sue mani, i suoi gesti, la sua maniera di ridere e camminare, a unire la donna che sono alla bambina che sono stata. Ho perso l’ultimo legame con il mondo da cui provengo.” Ancora una volta la Ernaux scrive per recuperare un pezzo particolare della sua vita e raggiungere la consapevolezza, facendone dono ai lettori, che quei momenti non torneranno più, neppure sua madre. Ricorda la sua origine sociale ora che è diventata una borghese. Come in “Memorie di ragazza”, libro che la Ernaux ha conservato nel cassetto per anni, necessita con urgenza di scrivere dell'estate del 1958 e di quella ragazza che è stata, per affrontare e liberarsi di un momento della sua vita che l’ha segnata per sempre. Ne “Il posto” descrive la necessità, come figlia e scrittrice, di raccontare la morte del padre, raccontando la storia della sua famiglia e di chi fosse lui, della sua considerazione sociale e delle sue aspettative che aveva nei confronti di una figlia dagli interessi troppo letterari ed emancipati per un bottegaio. Figlia unica, dopo che i suoi persero la primogenita di malattia, la Ernaux è cresciuta con il peso sulle spalle di uno stereotipo troppo forte nei confronti della classe operaia e dei difficili rapporti con la borghesia del tempo. Essere figlia di due commercianti di bottega di beni di prima necessità non le permetteva di potersi emancipare come avrebbe voluto. Evadeva solo attraverso la letteratura e la sua sete di conoscenza. Come scrive: “Ho dimenticato i nostri conflitti. Da studentessa di lettere avevo di lei un’immagine epurata, priva di urla e di violenza. Ero certa del suo amore e di quest’ingiustizia: vendeva patate e latte per permettermi di stare seduta in un’aula universitaria a sentir parlare di Platone.” In “Una donna” non annoia il lettore con il suo dolore di figlia che ha perso la madre. In lei, tra le sue pagine, i suoi sentimenti vengono descritti solo attraverso metafore sociali. La miseria contadina, il lavoro da operai, il riscatto come piccola commerciante, lo sprofondare nel buio della malattia ritraggono una donna del Novecento, un simbolo, un'icona femminile. Conosciamo meglio sua madre, la sua infanzia, la sua difficile giovinezza e l’incontro con il padre di Annie. Ma ciò che caratterizza questo libro è proprio il raccontare la vita di una donna in rapporto alla società dell’epoca. Annie Ernaux si rende conto di conoscere davvero chi fosse sua madre solo davanti alla sua morte, osservandola inerme sul lettino dell’ospedale. Le contraddizioni e l’opacità dei sentimenti per restituire in maniera universale l’irripetibile realtà di un percorso di vita, sono i veri protagonisti di queste pagine. Con questo libro Annie Ernaux chiude il cerchio letterario della sua vita: il padre, la sorella mai conosciuta, la sua giovinezza e le sue prime esperienze e poi la morte della madre. Una donna che ha saputo scrivere di sentimenti umani solo correlati al contesto sociale in cui erano nati. Una scrittrice che ha dedicato la sua vita a comprendere il senso della vita solo all'interno dei difficili rapporti umani e degli schemi in cui i ruoli sociali sono inseriti, vittime di stereotipi e classi sociali, anche dopo aver abbandonato l'appartenenza alla classe operaia per diventare una borghese grazie alla sua istruzione.

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