Le inseparabili - di Simone De Beauvoir. Una storia di amicizia nel quale é vietato essere sé stessi


"Dicevamo cose banali, come fanno i grandi; ma capii subito, con stupore e gioia, che il vuoto del mio cuore, il fondo cupo delle mie giornate avevano una sola causa: l'assenza di Andrée. Vivere senza di lei non era vivere".


Simone De Beauvoir (Parigi 9 gennaio 1908 - 14 aprile 1986) scisse "Le inseparabili" nel 1954 e , pur avendo deciso di non pubblicarlo, conservò il manoscritto. Questa grande scoperta letteraria ritrovata da una famigliare di Simone rappresenta qualcosa di meraviglioso. Attraverso il racconto dell'amicizia tra Zaza (Elisabeth Lacoin) e Sylvie (Simone) emerge il percorso divergente dell'autrice destinata a diventare una delle figure fondamentali dell'emancipazione femminile del Novecento.



Il romanzo pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie in contemporanea con la Francia e non approvato ai tempi da Jean Paul Sartre consente di scoprire un'amicizia fondamentale che ha influenzato le sue idee sulla disuguaglianza di genere. Una storia così, pubblicata in precedenza, durante la loro epoca, non sarebbe stata capita e non avrebbe giovato alla linearità delle tesi femministe di Simone. Non è stata solo gelosia da parte del compagno, è una questione delicata oggi figuriamoci durante la società ipocrita e repressiva del tempo. Oggi fortunatamente anche se c'è ancora molto da fare, questo libro viene letto per quello che è: un romanzo commovente e appassionante sull'amicizia femminile.


"Tutti vogliono salvare la sua anima. Mentre lei ha semplicemente voglia di essere un po' felice su questa terra".

Come in tutte le opere, Simone De Beauvoir fa emergere il tema della soggettività. Nell'ambiente borghese della sua infanzia e giovinezza é impossibile far emergere la propria singolarità. Essere sé stessi é quasi vietato, si deve esistere solo per gli altri. Ogni slancio di individualità é soffocato sul nascere. Qui lo scandalo peggiore per l'autrice dove l'affermazione del valore assoluto della propria personalità rimarrà sempre al centro di tutto il suo pensiero.

Il dramma che vive Zaza, la sua migliore amica, é il limite alla sua individualità. Tutto quello che è dentro di lei diventa nemico a sé stessa. La sua autostima e la sua voglia di vivere vengono minati dalle autorità affettive come la figura materna estremamente dominante. I rimorsi, la paura, il senso di colpa la turbano condannandola al senso di vuoto e all'inquietudine con forti tendenze autodistruttive. Le contraddizioni moraliste finiscono per divorarla.

L'unico rimedio per Simone é lottare contro l'oblio e la morte attraverso le parole per rendere giustizia alla sua cara amica tanto adorata.


"Il senso del peccato é più radicato in Andrèe che in me. L'ho vista macerarsi per i sensi di colpa dovuti a un'innocente storia infantile. Se i nostri rapporti diventassero in qualche modo ambigui non se lo perdonerebbe mai".


Per anni Zaza tornerà nei suoi sogni con lo sguardo severo. Per vincere il nulla e l'oblio, un solo rimedio: l'incantesimo della letteratura. Quattro volte, in diverse trasposizioni, nella raccolta Lo spirituale un tempo e in un passaggio soppresso del romanzo I mandarini. L'obbiettivo quello di risuscitare l'amica per viverla ancora una volta. Nel 1958 integra la storia della vita di Zaza all'interno di un progetto di scrittura autobiografica: é il turno di Memorie di una ragazza perbene. Ogni volta illumina l'amica secondo una luce diversa. Solo in questo racconto pero' viene esaltato il tema dell'amicizia. Un rapporto enigmatico come l'amore, sarà per sempre per Simone una figura costante e indimenticabile.

L'invitata (1943) è il primo romanzo pubblicato da Simone de Beauvoir, quello che la rivelò come scrittrice. Vi è affrontato con coraggio un tema difficile: l'inserimento nell'ambito di una coppia di un terzo personaggio, che ne muta l'intero equilibrio, costringendo ognuno a svelarsi sotto lo sguardo dell'altro. La tematica della responsabilità ritorna nel suo secondo romanzo, Il sangue degli altri (1945): durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata, coloro che si erano accostati alla Resistenza si erano trovati di fronte a una duplice assunzione di responsabilità: quella di lottare contro l'oppressione nazista e quella di spingere gli altri (spesso le persone più care) a rischiare la vita. Di fronte allo strazio di queste morti, Simone de Beauvoir riafferma che non c'era altra via possibile, e che ognuno è sempre responsabile in prima persona delle proprie scelte, della propria libertà.

Dopo il suo viaggio negli Stati Uniti, pubblica Il secondo sesso (1949), un saggio fondamentale che da un lato fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche, antropologiche esistenti sulla donna, e dall'altro apre la strada a quella discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi. Il volume riscosse grande successo negli Stati Uniti mentre fu accolto con scandalo in Francia e nel resto d'Europa, tanto da essere messo all'Indice dei libri proibiti.

Sono, questi, anni ricchi per la de Beauvoir, che riesce ad affrontare opere di grande respiro con forza e originalità. Nel 1954 esce I Mandarini, con cui vince il premio Goncourt, considerato il suo più bel romanzo. Anche questo volume viene inserito nell'Indice dei libri proibiti.

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