Joanna degli incanti: la magia della conoscenza e della disobbedienza
- Giusy Laganà

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Ci sono romanzi storici che ricostruiscono un'epoca e romanzi che riescono a farla rivivere dall'interno, attraverso una voce. Joanna degli incanti di Simona Lo Iacono appartiene a questa seconda categoria: è un libro che non si limita a raccontare una storia ambientata nel passato, ma restituisce al lettore il respiro di un mondo in cui la conoscenza, soprattutto se posseduta da una donna, può diventare un atto rivoluzionario. Ho amato soprattutto il modo in cui Simona Lo Iacono restituisce dignità alle vite dimenticate. Leggendo Joanna degli incanti si ha la sensazione che la letteratura possa ancora compiere uno dei suoi gesti più preziosi: riportare alla luce ciò che la storia ufficiale ha trascurato. Joanna non è soltanto un personaggio, ma una voce che continua a interrogare il presente.
La protagonista Joanna è una figura che rimane impressa non tanto per l'eccezionalità delle sue azioni quanto per la forza del suo sguardo. È una donna che cerca di comprendere il mondo e di trovare il proprio posto dentro strutture sociali che la vorrebbero silenziosa e invisibile. In questo senso, Joanna si inserisce in una lunga genealogia di eroine letterarie che fanno della curiosità e della libertà intellettuale una forma di resistenza.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione del personaggio. Joanna non è un'eroina contemporanea travestita da donna del passato, rischio frequente nel romanzo storico odierno. Mantiene le contraddizioni, le paure e i limiti del suo tempo, ma al tempo stesso possiede una tensione verso la conoscenza che la rende sorprendentemente vicina al lettore di oggi.
Simona Lo Iacono scrive con una prosa che ha qualcosa di evocativo e quasi incantatorio. Le sue pagine sono dense di immagini, ma non indulgono mai nell'estetismo fine a se stesso. La scrittura sembra nascere dalla stessa materia di cui è fatta la memoria: frammenti, simboli, visioni, dettagli sensoriali. Leggendo Joanna degli incanti si ha spesso l'impressione che la parola non serva soltanto a descrivere la realtà, ma a trasformarla. È una qualità rara, che avvicina Lo Iacono a quelle scrittrici capaci di fondere storia e mito senza sacrificare la credibilità narrativa.
Uno dei nuclei più interessanti del libro riguarda il rapporto tra sapere e potere. Joanna incarna una forma di conoscenza che non passa necessariamente dalle istituzioni ufficiali ma attraverso l'osservazione, l'esperienza, l'ascolto. Per questo il romanzo dialoga con molte narrazioni contemporanee dedicate alla riscoperta delle figure femminili cancellate o marginalizzate dalla storia.
L'incanto del titolo non va interpretato soltanto in senso magico. È anche l'incanto della parola, della cultura, della capacità di immaginare alternative al destino che altri hanno scritto per noi.
Quello che colpisce di Joanna degli incanti è che la storia non viene mai utilizzata come semplice sfondo. Simona Lo Iacono non ricostruisce un'epoca per mostrarne soltanto costumi e avvenimenti; la attraversa per interrogare questioni che restano profondamente contemporanee: il diritto delle donne alla conoscenza, la libertà di scegliere il proprio destino, il rapporto tra ragione e immaginazione, tra ciò che la società considera legittimo e ciò che invece relega ai margini. Joanna è una protagonista che appartiene a quella schiera di figure femminili che non cercano il potere, ma la possibilità di essere se stesse. Ed è forse proprio questa sua ricerca a renderla così moderna. Non è una ribelle per vocazione, né una donna eccezionale costruita secondo modelli contemporanei: è una creatura complessa, attraversata da dubbi, desideri, fragilità. La sua forza nasce dalla fedeltà a una voce interiore che non accetta di essere soffocata.
In questo senso il romanzo richiama alcune grandi figure della narrativa femminile europea, da Elsa Morante a Marina Jarre, donne che hanno raccontato personaggi capaci di opporsi alle definizioni imposte dall'esterno. Ma richiama anche l'universo di Antonia Arslan, per quella capacità di trasformare la memoria storica in esperienza emotiva e umana.
Alla fine del romanzo resta una sensazione rara: quella di aver incontrato una figura destinata a rimanere nella memoria del lettore. Joanna appartiene a quei personaggi che sembrano uscire dalle pagine per continuare a vivere altrove, nel territorio dell'immaginazione e del ricordo. Ed è forse questo il segno dei romanzi migliori: non si limitano a raccontare una storia, ma lasciano una traccia.
Joanna degli incanti è un romanzo che parla di donne, ma non solo alle donne. Parla a chiunque sia interessato alle storie di formazione, alla forza della conoscenza e alla possibilità di immaginare una vita diversa da quella che ci viene assegnata. Ciò che resta dopo la lettura non è tanto la trama, quanto la presenza di Joanna: una figura luminosa e inquieta che attraversa le pagine come una domanda aperta. Quanto costa essere fedeli a se stessi? E quanto coraggio serve per continuare a cercare, quando il mondo preferirebbe che smettessimo di farlo? È forse qui che risiede l'incanto più autentico del romanzo: nella convinzione che la conoscenza non sia soltanto un privilegio, ma una forma di libertà.
Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970, è magistrato e presta servizio presso la Corte d’appello di Catania. Tra i suoi romanzi, Le streghe di Lenzavacche, vincitore del Premio Chianti e selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega 2016, Il morso, L’albatro, La tigre di Noto, vincitore del Premio Letterario Città di Erice 2022, e Il mistero di Anna. Con Guanda ha pubblicato nel 2024 Virdimura, vincitore del Premio Vittorini e del Premio Asti d’Appello.





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