• Giusy Laganà

Il figlio delle sorelle di Leonardo G.Luccone,ossessioni e dolori in una paternità imposta



"Le voci si erano attenuate, gorgheggiavano lontane e io mi aspettavo che arrivasse qualcuno a prendermi, che arrivasse Sabrina con la faccia cresciuta che non riuscivo a immaginare perché ero fermo. Sarebbe andato bene pure un boia con le mani sudate"

La luce verde stava nel corridoio di casa dei suoi genitori. Era un bagliore che entrava in camera anche di notte con la porta accostata e arrivava da una semplice lampadina comprata a Porta Portese.

Saliva come un vapore dirompente, era qualcosa di vivo per ritrarsi solo durante il giorno quando le ombre venivano dominate dalla luce naturale. Mentre niente stava in piedi, la luce verde c'era sempre. Poi, un giorno, ha smesso di funzionare. Ogni tanto prendeva vita ma il suo esserci a intermittenza continuava a scandire le fasi del percorso del protagonista senza nome del nuovo libro di Leonardo G.Luccone: la scuola, il servizio militare, l'università, la malattia dei famigliari fino a scomparire in un futuro incerto dove ha disimparato la paura, ha perso ogni forma di incredulità, si é dimenticato della vergogna. Il rapporto ritrovato dopo quindici anni con la figlia Sabrina, il tentativo costante di ricostruire il rapporto con l'ex moglie Rachele, nonostante la nuova compagna Gilda e la figlia di lei, Carlotta, lo rendono incapace di vedere qualcosa che non riesce ad afferrare, un domani che per lui appartiene solo al passato.

I ricordi sono sfocati, non riesce a ricordare come é stata concepita sua figlia in un gioco di specchi deformati che continuano a confondere il vero e il falso. Sono gli auto sabotaggi di una mente ingannata e malata. Quel frammento della sua vita continua a tormentarlo, lo riportano in una stanza delle voci dove é prigioniero. Vittima di sé stesso, le persone sembrano sdoppiarsi, quasi confondersi per diventare un'unica immagine che non riesce a distinguere.

Il tempo si piega dentro di lui, lo accartoccia come una foglia pronta a cadere. Il presente é solo un passato in prima approssimazione. La memoria ondeggia, lo tormenta, lo batte in continuazione. Dopo quella famosa luce verde, punto di riferimento costante della sua infanzia e giovinezza, il buio della vita adulta é fatto di desideri sporchi e di copioni che tendono a ripetersi all'infinito quasi inutilmente. La sua inettitudine aleggia indisturbata racchiudendo tutti i tormenti e dominando il suo essere.

"Il futuro che avevo immaginato si allontana ogni giorno da me; non é mai presente, mai passato, è un album da sfogliare in solitudine, ricominciando daccapo quando manca il nesso che l'impeto della ricostruzione non é riuscito a trovare"

La liquefazione della famiglia tradizionale che sfuma: il ruolo della paternità


Il libro si divide in tre parti: la salita, la discesa, il convivio. Tre zone d'ombra della vita del protagonista tormentato da tante voci.

Quelle immaginarie che risuonano nella testa del narratore e che scandiscono quelle delle persone reali che dialogano, si infrangono, si accavallano in cui i veleni delle voci che lo scuotono diventano quasi letali.

Al centro di questo fiume di parole, troviamo un uomo fragile, tormentato da gravi disturbi mentali, circondato da tante donne, figure femminili che dominano la scena e lo rendono quasi uno "strumento".

Sabrina é una ragazza decisa a recuperare il rapporto con lui, non vuole perdere di nuovo suo padre.

Ma lui non ricorda cosa sia successo. Ricorda solo il prima, quando Rachele voleva a tutti i costi un figlio che non riuscivano ad avere fino ad arrivare al vano tentativo della fecondazione assistita.

Un figlio non é mai buon compromesso risolutivo a una vita di coppia precaria e instabile. Pur di non perdere Rachele pero' era disposto a tutto, a qualsiasi mezzo per renderla felice.

Tanto che, appena riescono a far nascere la figlia Sabrina , lui se ne va ricoprendo il ruolo dell'uomo che non voleva essere padre e a cui la paternità é stata biologicamente imposta.

Una paternità richiesta che non arriva, una moglie e sua sorella sempre più somiglianti che lo confondono e che lui, a un certo punto, non riesce più a distinguere. Non capisce ormai se quella che sfiora é sua moglie, o la sorella di lei. Un vortice di obblighi e doveri che diventano metafora delle regole di una società, quella di oggi, ancora legata a bisogni ancestrali tramutati in regole sociali e riti di passaggio dove avere un figlio é obbligatorio. In caso contrario, non assolvi alla tua mansione biologica, non hai ruoli, diventi oggetto di discriminazione e dopo i trentacinque anni sei già vecchio.

Ne La casa mangia le parole (Ponte alle Grazie, 2019), Luccone ha affrontato temi contemporanei legati all'identità personale sempre più in crisi. In questo invece, sottolinea la decadenza della famiglia tradizionale, oggi sempre più liquida e aperta; evidenzia i problemi della paternità in una società dove si parla solo esclusivamente di maternità come dovere biologico e non come atto d'amore volontario e sentito. La decadenza delle sovrastrutture sociali rappresentano nodi cruciali della narrazione di Luccone, traduttore e direttore dello studio editoriale e agenzia letteraria Oblique fondata nel 2005.


Il dolore é un ospite permanente, una presenza che non vuole andare via


Leonardo Luccone ci racconta un viaggio tra gli abissi della mente, fra i dolori e le passioni famigliari. Costruisce un personaggio, narrativamente molto forte ma emotivamente debole. Un uomo convinto che prima o poi il dolore possa scomparire come un vecchio ricordo sbiadito in una foto color seppia ingiallita dagli anni. Ma il dolore rimane, c'è sempre e continua a crescere, diventa un organismo vivente, respira, si agita, matura. Il dolore é un infiltrato della sua quotidianità, un essere che non vuole abbandonarlo, si miscela con la disperazione, sua compagna di giochi indiscussa per poterlo inghiottire definitivamente e condurlo allo smarrimento e alla follia totale.

I fatti narrati si svolgono in due periodi distinti: a Roma a cavallo del nuovo secolo, e a Roma e in Sicilia nel 2018. Il passato, dominato dal suo matrimonio con Rachele e la corsa a concepire come tappa obbligatoria; il presente, caratterizzato dalla sua incapacità di vivere, dalla sua nuova compagna e dai giorni che ormai sembrano sfuggirli.

Il figlio delle sorelle (Ponte alle Grazie, 2022) ha un finale aperto che innesca nel lettore tanti dubbi e tante domande ma che può facilmente dedurre il nodo cruciale dello sviluppo della storia del protagonista.

Con un stile ermetico e originale, Leonardo G.Luccone ci racconta quanto sia difficile oggi accettare una paternità e una maternità veramente voluta e non socialmente imposta. Svela dinamiche conformiste di quanto troppo spesso si giunge a procreare per riuscire a trovare una nuova via alla felicità che rimane dubbia per quelle personalità instabili e fragili.


Leonardo G. Luccone vive e lavora a Roma. Nel 2005 ha fondato lo studio editoriale e agenzia letteraria Oblique. Ha tradotto e curato volumi di scrittori angloamericani come John Cheever e F. Scott Fitzgerald. Ha anche diretto la narrativa delle edizioni Nutrimenti e la casa editrice 66thand2nd. Col suo volume, Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto (Laterza, 2018), ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi. La casa mangia le parole (Ponte alle Grazie, 2019) è il suo primo romanzo