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  • Giusy Laganà

Dio a me ha dato la collina- di Margherita Loy, la collina come luogo per espiare le colpe


"Dio a te ha dato la collina»; mi guardi con gli occhi incassati, sollevando il collo quel poco che la tua schiena curva ti permette. La frase ha per te un significato definitivo; mi stai rivelando il tuo viaggio tra i vivi e i morti. La fine indiscutibile di tutte le ipotesi possibili. Dio a me ha dato la collina. Cosa posso ribattere?”

Margherita Loy torna in libreria con un nuovo libro, firmato Atlantide. Questa volta raggiunge una nuova raffinatezza letteraria raccontando la storia di una donna confinata su una collina per una misura speciale di sicurezza non detentiva.

Una decisione irrevocabile di cui non si è mai pentita risveglia in lei tutta l'oscurità che la tormenta. Nel lontano podere collinare deve prendersi cura e assistere, in risposta alla libertà vigilata, una anziana contadina. Enza é molto diversa da lei, é una donna di pianura anche sul piano caratteriale, una donna risoluta e concreta, semplice nei ragionamenti.

La protagonista invece é collinare, il suo "sali e scendi" emotivo é ricorrente. Ma quando si trova nell’impossibilità di allontanarsi dal suo piccolo podere, tutto il passato della protagonista, col suo carico di rimorso e mistero, le precipita addosso.

Il dialogo con Enza, i ricordi che la tormentano, la restrizione della sua libertà e un passato che diventa presente dirigono la narrazione. Quando una vita sceglie ciò che determinerà quali sono gli avvenimenti attesi e le decisioni impossibile da evitare?

Superata l’iniziale diffidenza, tra loro si sviluppa una relazione cementata dallo spazio dei racconti: ognuna delle due si apre all’altra, rievocando la propria storia e riuscendo anche a rivelare quello che si era tenuta dentro per troppo tempo. La terra, la fatica del coltivarla e le soddisfazioni che questo riserva, non sono solo lo sfondo della narrazione ma balzano in primo piano, con il loro valore rigenerante e salvifico. Toccando la terra con le mani e insegnando ad accettare con semplicità l’ineluttabile, Enza rimetterà in vita la parte invisibile, ombrosa e per- turbante della protagonista, riportando la luce tra le ombre dettate da un amore travolgente e malinconico.

"Ovunque posi lo sguardo non vedo niente di familiare, né vie di fuga. Non appartengo a questa collina, né all'oliveto, né al bosco o al giardino. Gi alberi sono frecce puntate, l'erba una palude in cui sprofondo."

La protagonista che leggiamo ricorda le donne dei grandi classici, personalità forte e combattive che immolano tutto per amore. In questa storia, lei rinuncia all'affido dei figli, al marito e alla sua casa per rincorrere un sentimento che si dilegua in fretta, un rapporto travolgente che oscura tutta la luce. Nella continua attesa di venir cercata dall'amore per cui ha rinunciato a ogni cosa, la protagonista ripercorre la sua esistenza per arrivare a liberarsi delle colpe maturate.


Durante la diretta Instagram dove ho potuto intervistare Margherita Loy, le ho chiesto quanto é stato difficile per lei saper mediare il suo lato intellettuale in quanto figlia di Rosetta Loy, scrittrice di spicco del panorama letterario italiano, nota per la sua relazione con Cesare Garboli, e la sua attitudine bucolica volta al contatto diretto con la natura. Crescere in un contesto letterario degno di nota le ha permesso di riuscire sempre a puntare alla scrittura senza fini esclusivi di pubblicazione.

Vivere sulle colline toscane l'ha fatta maturare a saper affrontare ogni aspetto del vivere in campagna in modo concreto e pratico e questo ricorda molto il personaggio di Enza.


In tutta la narrazione ricorre una sensazione di tristezza e desolazione che non lascia indifferenti, e che ho voluto sottoporre durante l'intervista a Margherita. Questo non rende il libro pesante da digerire, anzi tutto il contrario. Concluso si arriva a lasciar andare la solitudine della protagonista conservando tutta la bellezza di una storia cosi' intrisa di letteratura.


Margherita Loy è nata a Roma nel 1959. Si è laureata in Lettere moderne, ha fatto un dottorato di ricerca in Letterature comparate, ha condotto programmi su Radio3 e un programma sui libri per Videomusic, storica tv musicale indipendente. Ha lavorato in case editrici, fatto traduzioni e presentazioni di libri; ma la cosa che ha da sempre preferito è inventare e scrivere: ha inventato libri di arte per bambini, ha scritto racconti sulla rivista Paragone prima con un pseudonimo e poi con il suo nome. Oggi vive a Lucca, ha tre figli, tre cani, un marito artista, un orto e un giardino. È autrice di vari libri per bambini e dei romanzi Una storia ungherese e La dinastia dei dolori, entrambi pubblicati da Edizioni di Atlantide.

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