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Distanza di sicurezza - di Samanta Schweblin

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"Io considero sempre la peggiore delle ipotesi. La chiamo <distanza di sicurezza>, così definisco la distanza variabile che mi separa da mia figlia, e passo metà del tempo a calcolarla, anche se poi rischio sempre più del dovuto."

 

E' il primo libro che leggo di Samanta Schweblin e devo ammettere che mi ha stregata fin dalla prima pagina. Distanza di sicurezza, uscito a luglio per Sur, è un libro dal titolo molto attuale dati i recenti avvenimenti ma è anche qualcosa di più. Appena inizierete a leggerlo vi troverete all'interno di un sogno psichedelico, surreale e inquietante, definito dai grandi critici come geniale.

Tutto inizia con il risveglio di Amanda, una giovane donna, in un letto di ospedale. Accanto a lei però, un bambino sembra starle vicino, si chiama David. Lei non è sua madre e lui non è suo figlio.

I confini tra realtà e sogno sono trasparenti fino a scomparire. Sullo sfondo del loro racconto, una campagna oscura invasa da liquami tossici sembra essere quasi l'ultimo stadio dell'esistenza umana, una trappola per uomini e animali. Tutto ad un certo punto sfiorerà l'incubo. Cosa è successo prima? Tutto era iniziato con una tranquilla vacanza estiva con il marito e la figlia Nina, in mezzo alla natura, lontano dal caos cittadino.

 

La sensazione ricorrente è la paura di perdere il controllo umanizzato nella paura di perdere di vista la figlia. L'incontro con Carla, la vicina di casa, e la malattia del figlio David, sempre diventare una presenza soprannaturale noir.

Distanza di sicurezza diventa, attraverso una prosa curata, incalzante e quasi mistica, una storia di fantasmi. Un romanzo ipnotico e visionario capace di distogliervi dalla realtà in una storia che si legge velocemente e crea assuefazione. La distanza di sicurezza da applicare e mantenere, diventa l'unica arma per difendersi da quello che non si conosce. L'ignoto diventa la trasmigrazione dei corpi che sembra essere messa in atto in questa storia in uno scontro tra umano e disumano, tra il reale e il fantastico, tra ciò che temiamo e quello che vogliamo affrontare.

La scrittura è affilata, precisa e limpida ma nasconde la drammaticità degli eventi raccontati attraverso metafore suggestive e latenti. Per quanto ci si possa sentire al sicuro, la sua penna che diventa lama sembra colpirci da un momento all'altro. 

 

 

Samanta Schweblin (Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di lingua spagnola, che ha pubblicato tre raccolte di racconti e due romanzi. Il suo lavoro ha vinto numerosi premi ed è stato tradotto in oltre venti lingue tra cui: inglese, tedesco, francese, italiano, portoghese, serbo e svedese. Risiede a Berlino.

Samanta Schweblin è cresciuta nella capitale argentina dove ha studiato Scienze del Cinema all'Università. Dopo la laurea ha fondato un'agenzia di web design che, oltre ad assicurarle l'indipendenza economica, le ha permesso di avviare la carriera di scrittrice. Nel 2001, con il primo libro di racconti, El núcleo del Disturbio (La pesante valigia di Benavides), ha vinto il premio del "Fondo Nacional de las Artes". Il secondo volume di racconti, Pájaros en la boca, del 2009, è stato pubblicato in dodici nazioni. La Schweblin ha vinto il "Premio Casa de las Américas" e due borse di studio per residenze internazionali, una a Oaxaca (Messico) e una della "Fondazione Civitalla Ranieri", in Umbria e Toscana. 

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