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Devora - La mia intervista a Franco Buso

 

 

 

Parigi, 1314. Presso la cattedrale di Notre-Dame è allestita una pira e la folla si accalca, bramosa di assistere allo spettacolo: l’ultimo Maestro dei Cavalieri Templari sta per essere mandato al rogo. L’uomo sale sulla legna accatastata, il boia appicca il fuoco, le fiamme si levano. Ma un istante prima che lo avvolgano, il Maestro lancia una fiera invettiva contro il re Filippo IV il Bello, che ha voluto la sua fine. E una cupa profezia: il destino del sovrano è segnato, così come quello del papa e della stessa Chiesa, che tra settecento anni cesserà di esistere.

 

1 - Buongiorno Franco, prima di tutto complimenti per il suo libro davvero molto interessante. Quando nasce l’idea di questo romanzo? La tesi di sua figlia è stata centrale nell’ispirazione?

 

Ringrazio per i complimenti, che fanno sempre piacere. Quando e come nasce l’idea del romanzo lo dice lei stessa. Se non ci fosse stata quella tesi, probabilmente non ci sarebbe mai stato nemmeno il mio romanzo. Un’idea ha sempre bisogno di una scintilla che le dia origine…

 

2 - Sappiamo che ha già scritto racconti in precedenza. Ora ha scritto un romanzo, cosa è successo nella sua carriera di scrittore?

 

È successo che tra il primo raccontino e Devora sono passati quasi quarant’anni di vita lavorativa, per cui il tempo da dedicare alla scrittura era molto poco. A questo aggiungiamo pure una certa incostanza da parte mia, per cui tra un racconto e l’altro poteva passare qualche mese o, più spesso, qualche anno. Come ho già detto in altre interviste, Devora non è nato come romanzo: nelle intenzioni doveva essere un semplice racconto breve. Ma dal momento in cui ho cominciato a scrivere, le idee mi piovevano letteralmente addosso. Certo, ci sono stati anche i momenti di siccità, in cui non sapevo come andare avanti; alla fine, tuttavia, un approdo l’ho trovato e il sogno di realizzare un romanzo si è avverato.

 

3 - Il suo romanzo storico parla di Templari e profezie, ovvero un tema molto interessante ricco di leggende e tante storie. Quale ruolo gioca la magia e la leggenda?

 

I Templari hanno sempre esercitato un grande fascino nell’immaginario collettivo, e libri su di loro sono stati scritti a iosa. Io non avevo intenzione di aggiungerne un altro: volevo raccontare una storia diversa, che partisse dalla loro fine, che si dipanasse in epoche successive e avesse come tema le profezie lanciate dall’ultimo Maestro prima di ardere sul rogo. E fin qui è la leggenda, poi subentra la fantasia. Per lo sviluppo successivo della vicenda - come il lettore avrà modo di vedere - è stato necessario il ricorso ai poteri occulti e a una certa dose di fantasy: questo genere forse non piace a tutti, ma molti lo trovano suggestivo e affascinante. Come diceva “don Lisander”: ai posteri l’ardua sentenza.

 

4 - Solo una ragazza dai magnifici occhi color oro sembra credere per prima alle parole del Templare. Quella ragazza, che osserva il rogo silenziosa, ha il dono della chiaroveggenza. Chi è questa ragazza?

 

La ragazza è Devora e ha tutte le ragioni di credere alle parole del Templare. Ma se rivelassi ora quali sono queste ragioni rischierei di rovinare la lettura a chi si accosta al libro…

 

5 - I protagonisti sono legati da fili invisibili connessi tra di loro. Che tipo di personaggi sono?

 

Sono personaggi diversissimi l’uno dall’altro. Che siano legati da fili invisibili sempre più connessi l’ha detto per prima una collaboratrice di Scrittura a tutto tondo che si chiama Francesca e che si occupa della valutazione degli inediti. Il mio rapporto con Scrittura a tutto tondo, infatti, che ha curato la pubblicazione del romanzo, è cominciato così. Francesca ha analizzato il manoscritto e proprio la sua valutazione - critiche comprese, come è giusto che sia - mi ha permesso di arrivare alla pubblicazione. Secondo una mia interpretazione, il filo conduttore potrebbe essere il fuoco, le fiamme che accomunano e avvolgono tanti protagonisti della vicenda. Ma forse Francesca aveva in mente anche altro, quando ha fatto questa affermazione, e se è così sarei felicissimo di saperlo proprio da lei. In ogni caso grazie, Francesca!

 

6 - In questa storia fondamentale è il viaggio di due donne eccezionali attraverso epoche remote e ricche di mistero, ma più vicine di quanto non si creda. Le donne nel libro hanno un ruolo fondamentale, come mai?

 

Non dovrebbero averlo? Vogliamo pensare a quando le donne non avevano nemmeno diritto di voto? O a quando, “concesso” loro questo diritto, non erano idonee a entrare in Magistratura perché “fisiologicamente” non potevano avere la necessaria serenità di giudizio? O al “delitto d’onore” abrogato nel 1981? (Non 1891, nessuna inversione di cifra: proprio 1981!) Io non sono femminista, ma nemmeno maschilista. Pensare a figure di “eroine” mi entusiasma, e mi fa amare ancora di più l’universo femminile, senza sentirmi affatto sminuito come maschio. Al contrario, mi sento valorizzato, orgoglioso di potermici quotidianamente confrontare e aver sempre qualche cosa da imparare.

 

7 - Il gran finale vi lascerà senza fiato, è sicuramente d’impatto. Come si sente a lasciar andare questa storia? C’è una morale che vuole trasmettere ai lettori?

 

Nessuna morale e nessun messaggio subliminale da parte mia. È chiaro, come credo valga per qualsiasi scrittore, che dal romanzo - in tutte le varie situazioni e dialoghi - traspare il mio pensiero, ma è completamente al di fuori delle mie intenzioni voler lanciare messaggi morali. Io desidero soltanto che chi legge resti coinvolto dalla mia storia e continui a girare pagina fino alla fine. Poi, se qualcuno vorrà contrapporre le sue idee, ben venga: alla fine del romanzo c’è un indirizzo di posta elettronica apposito. Finora ho risposto a tutti e continuerò a farlo.

 

Ringrazio Franco Buso e Scrittura a tutto tondo per questa piacevole intervista!

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