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La vergogna - di Annie Ernaux

 

"Ho riportato alla luce i codici e le regole degli ambienti in cui ero rinchiusa. Ho inventariato i linguaggi dei quali ero impregnata e che plasmavano la mia percezione di me stessa e del mondo circostante. Là dentro, non c'era alcuno spazio per la scena di quella domenica di giugno. In entrambi i mondi che sono stati i miei non poteva essere raccontata da nessuno".

 

Chi mi conosce oramai sa molto bene quanto io sia una seguace estrema di Annie Ernaux. Leggerla per me significa esplorare l'animo umano, il suo e il mio. Ogni qualvolta che io leggo Annie sento un legame con lei, con la sua storia e molto altro. Credo che vada ben oltre il semplice apprezzamento della sua scrittura. Ma torniamo a questo nuovo libro della Casa Editrice L'Orma che traduce i suoi libri, grazie anche al suo bravissimo traduttore Lorenzo Flabbi. "La vergogna" descrive un sentimento specifico. Quando proviamo vergogna e per cosa? Ma cos'è? Cosa comporta?

Secondo Annie Ernaux, "Nella vergogna c'é questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore".

La sua riflessione nasce da un fatto preciso che accade quando Annie era una ragazzina. Era il 15 giugno 1952. Una forte lite tra i genitori di Annie provoca in lei un vortice di emozioni che segneranno definitivamente la fine della sua infanzia e l'ingresso nel mondo degli adulti.

"Dopo, quella domenica si é frapposta come un filtro tra me e tutto ciò che vivevo. Giocavo, leggevo, mi comportavo come al solito, ma senza esserci davvero. Ogni cosa era diventata artificiale. Facevo fatica a imparare lezioni che prima memorizzavo dopo averle lette una sola volta. Un'ipercoscienza che non si concentrava su nulla ha preso il posto della mia consueta noncuranza da alunna abituata a riuscire con facilità".

Annie Ernaux descrive una scena precisa che ricerca, molti anni dopo, anche nei giornali locali per rintracciarne qualsiasi piccola traccia della sua presenza. In realtà non trova nulla, perché purtroppo le liti tra coniugi sono episodi che possono verificarsi molto più frequentemente di quanto abbia pensato la piccola Annie nella sua infanzia.

 

Annie vive un trauma che segna per sempre la sua vita. Vedere suo padre che tenta di uccidere sua madre sarà una scena che rimarrà come un marchio indelebile nella memoria dell'autrice. Ogni uomo con cui si rapporterà successivamente da adulta, sarà motivo di ricordo di quella scena violenta che l'ha perseguitata per anni.  Solo dopo molti anni riuscirà a scriverne, perché prima é stato impossibile per lei. Prima era considerato un gesto proibito che avrebbe comportato una punizione. Dopo averla scritta l'autrice adulta si rende conto di aver demonizzato fin troppo per anni quella scena domestica e di esser stata in grado di liberarsene attraverso la scrittura. Come scrive lei stessa "forse la narrazione, ogni narrazione, rende normale qualunque gesto, persino il più drammatico".

 

Annie analizza quel singolo episodio della sua infanzia, come sempre nel suo stile, attraverso metafore sociali. Utilizza una lente di ingrandimento per studiare sociologicamente le dinamiche di quella domenica del 1952. Il vestito che indossava che sarebbe diventato "quel vestito preciso di quel giorno", i suoi pensieri, la paura che suo padre uccidesse davvero sua madre anche negli anni avvenire, le sue lacrime e il suo stato d'animo tormentato. Analizza ogni suo movimento, ogni suo pensiero, perché ha creato in lei un trauma e una ferita che riuscirà a sconfiggere solo da adulta matura scrivendone. Racconta un episodio che ha creato in lei vergogna e paura. Ma sa molto bene che la vita é scandita da fasi precise:

"Anche il tempo della vita é scaglionato, in <età per>. Fare la comunione e ricevere un orologio, la prima permanente per e ragazze, il primo completo per i ragazzi, avere le mestruazioni e il diritto di mettersi le calze da donna, l'età per bere vino ai pranzi di famiglia, avere il permesso di fumare una sigaretta, restare quando si raccontano storielle licenziose, per andare lavorare e andare a ballare, per frequentare qualcuno, per fare il militare, per vedere film leggeri, l'età per sposarsi e avere dei figli, per vestirsi di nero, per smettere di lavorare, per morire."

 

Raccontare un episodio che ci ha fatto male scrivendolo é un buon metodo per esorcizzarlo. Permette di riviverlo con una logica razionale per analizzarlo e dividerlo nei suoi attimi per poterlo vedere di nuovo esternamente. Come sempre i suoi libri raccontano di una fase precisa della sua vita, analizzando sociologicamente i sentimenti e le emozioni vissute. Analizza quel ciclo di vita, come nei libri precedenti, che hanno segnato una rottura nella sua esistenza e la sua conseguente evoluzione. Chi non ha vissuto traumi sociali del genere nella propria infanzia o dopo? La vergogna é uno stato sociale di isolamento dal mondo. In quel momento in cui la viviamo, in seguito a un evento specifico, é quella sensazione di malessere che crea una ferita dentro di noi, e la scrittura per Annie Ernaux é stata sicuramente la medicina migliore per guarirne. 

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