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Gli autunnali - di Luca Ricci

 

“Hai davvero coraggio di domandarmelo? Gli autunnali siamo noi”. 
“Nel senso che ci piace una certa decadenza, che siamo e saremo sempre fin de siècle, che le nostre madeleine preferite sono gli articoli di cancelleria, tipo astucci o diari o quaderni, e ci abbuffiamo di olive come fossero ciliegie, e che la nostra predilezione va ai cappotti di lana e alle minestre con i funghi?” 
“Nel senso che non c’è più clorofilla nelle nostre vene”.

 

In un matrimonio sempre uguale, dove la propria moglie, seppure bella che sia, é diventata parte dell'arredo di casa, un giorno a un uomo, uno scrittore inerme e senza speranze letterarie prossime, capitò una cosa assai strana e ingannevole. In un mercatino del centro storico comprò un testo che parlava di Modigliani e in particolare rimase abbagliato dall’immagine fotografica della donna di Modigliani: Jeanne Hébuterne. Il protagonista rimase folgorato da questa donna, seppure defunta che sia, la identificò come una donna disposta a sacrificare tutto per amore, colmandolo di quella dolcezza languida ormai assente in un matrimonio abitudinario e senza imprevisti. Jeanne incarnava l'eccezionalità, quella chimera folgorante capace di far innamorare un uomo come lui, anche a distanza di decenni. Dopo la morte di Modigliani, incinta di nove mesi, sui suicidò, lanciandosi dal quinto piano e ponendo fine alla sua triste e malinconica vita.

"L''ossessione dell'amore non era niente al confronto dell'ossessione del disamore, solo che al confronto della prima la seconda era pura sconfitta, fallimento, annichilimento".

In questo istante iniziò l'ossessione per questa donna. Decise di dormire nella camera del figlio, rimasto all'estero, per poter assaporare quella foto in privato, innamorandosi ancora una volta. Decise di affidarsi alle candele per capire se Jeanne potesse mandargli messaggi solo per lui. Ne parlò con il suo amico e collega di sempre, Gittani, che ovviamente lo prese per matto. Iniziò a vivere nell'inganno e in un'altra dimensione parallela:

 

"Strappai dal libro la pagina con la foto di Jeanne e cominciai a portarla sempre con me. L’avevo rapita dalla sua storia maledetta con Modigliani, l’avevo tratta in salvo dal suo passato drammatico. Me la tenevo in tasca, preferibilmente (giaceva piegata in quattro, ma con molto rispetto). Facevo lunghe passeggiate nella luce buona di settembre che i romanzieri erano soliti chiamare “lama”. Ma quale lama! Era un liquido amniotico appena più denso di una fosforescenza lunare, il fiotto di piscio d’un angelo. E ridevo di continuo delle lame spuntate dei romanzieri mediocri e di altri miti dell’Occidente, tipo il lavoro o il tempo libero. I parchi e le ville s’apparecchiavano dei colori dell’autunno: quei rossi, quei gialli, quei marroni, quegli arancioni, che sono la vera primavera dei temperamenti inquieti. Era paradossale, eppure per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo in comunione con qualcun altro. Non m’importava neppure d’approfondire il senso di quei sentimenti, non volevo sciuparli con la lucidità. L’amore si dimostrava da sé, era un fenomeno auto-evidente e disprezzava le argomentazioni e anche le analisi e pure i dibattiti: si amava perché sì. Quando c’era l’amore non c’era il disamore, quando c’era il disamore non c’era l’amore. Se l’autunno era un culto, il parco era il tempio, la panchina l’altare, il cappotto la tonaca, le foglie l’incenso, il bacio l’ostia e Jeanne la sacerdotessa. Non era una religione solo mia, quello no, ma non potevano praticarla gli uomini e le donne dal cuore stupido".

 

Una bella sera d'autunno, Sandra, la moglie, organizzò una cena con Gemma, sua cugina. Nel momento in cui s'incontrarono, il nostro protagonista venne folgorato per la seconda volta. La ragazza era identica a Jeanne. Da qui l'ossessione per Jeanne e quindi per Gemma, fino a pedinarla, rintracciarla e a iniziare un rapporto clandestino con lei, incinta di Clemente, il suo compagno artista bordeline. I segni dall'oltretomba vi erano tutti: sarà stata Jeanne con i suoi segnali per potersi incontrare e amare attraverso Gemma? E' possibile provare un sentimento solo attraverso una fotografia ormai vecchia e ingiallita?

 

Un uomo borghese, scrittore fallito, deve inventare, da romanziere, la realtà, vittima di troppi sotterfugi e ilarità. L'autunno, come si sente spesso, é uno stato d'animo, un momento di stasi e decadenza, proprio come i personaggi del libro. Io, personalmente, mi sento un autunnale, non solo perché preferisco l'abbigliamento fatto di maglioni e stivaletti, ma perché é il mio perenne stato d'animo crepuscolare pronto ad accogliere l'inverno anche nelle ore estive più calde.

“Era scontato dire che l’autunno, in tensione dialettica con le altre stagioni, era il momento del tramonto prima della morte invernale, del ritorno a casa dopo le avventure estive, delle foglie gialle e rosse accartocciate sui viali che intonavano un controcanto perfetto alla vita primaverile, eppure era così rincuorante”.

 

Storia non solo di ossessione, ma anche di possessione, il libro é un quadro reale che racconta di un matrimonio oramai finito, senza ciliegie sulla torta a sorpresa. E' un inno contro la borghesia di questo tempo, ma anche una ribellione al tempo che passa troppo in fretta. E' un tacito atto violento nei confronti dei romanzieri e sul significato di continuare a scrivere romanzi. Oltre al legame surreale e sovrannaturale, il libro diventa quasi un giallo basato su un tragico epilogo per il nostro "autunnale".  Insomma essere "autunnali" aiuta o no? Spesso noi autunnali rimaniamo incantanti da luci che gli altri non vedono, finendo con ferirci in una realtà tutta nostra, in una società che corre troppo veloce e che si prende beffa di noi, proprio come succede al protagonista del libro di Ricci.

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