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Festival della poesia "Europa in versi": intervista a Claudio Pozzani

 

 

 

 

 

Il 19 e il 20 Maggio si terrà presso Villa Gallia di Como il Festival della poesia dal nome "Europa in versi". Per questa occasione ho intervistato, grazie alla Digital PR e addetta stampa Francesca Corrias, due poeti dal nome noto nel panorama dedicato alla poesia. Ho deciso di intervistare personalità diverse e complesse, perché le loro poesie oltre ad essere introspettive, sono legate sempre alla volontà dell'uomo di cercare di vedere oltre semplicemente...

 

 

 Intervistando Claudio Pozzani 

 

 

  1. Ciao Claudio, piacere sono Giusy Laganà di Viaggiletterari.com. Ho appena finito di leggere le tue poesie in occasione del Festival della Poesia e devo dire che sono rimasta molto colpita, perché in ciascuna di esse vi è sempre una dimensione onirica tra muri e ombre, un confine tra bene e male, tra luce e buio sempre evidente. Dove trovi la tua ispirazione in questo legame tra cielo e terra, tra presenza e assenza?
    Fin da bambino ho privilegiato l'ascolto e l'osservazione e penso che la mia vita sia un continuo entrare e uscire dalla società in cui mi muovo. Estraniarmi e vedere me e il mondo come da un monte, dall'alto, favorito anche dal fatto che per me il possesso e la prevaricazione, che sono gli elementi fondanti della maggior parte delle esistenze e impediscono la libertà di astrarsi, mi sono completamente estranei. Avere i piedi ben saldi per terra e la testa costantemente oltre le nubi: può essere un paradosso ma è la mia esistenza. Anche l'aver lavorato molto su di me mi ha portato a superare incrostature come odio, invidia, voglia di possesso che sono inutili perdite di tempo ed energia e impediscono di salire di livello e di comprendere esattamente le potenze della luce e del buio, del silenzio e del suono, sia interiori che nella vita di relazione. E' partendo da questo livello che possono deflagrare le passioni e desideri più potenti e duraturi.

     

  2. Il viaggio è un tema a te noto, perché hai fondato nel 1983 il Circolo die Viaggiatori nel Tempo (CVT),              associazione culturale che si occupa di arte, poesia e letteratura. Prima di tutto complimenti per l’iniziativa. Il mio sito Viaggi Letterari si chiama così proprio perché leggere è aprire noi stessi a un mondo nuovo e ad una nuova esperienza emotiva e culturale. Quanto nella tua vita il viaggio è stato protagonista e musa per la tua ispirazione? Cosa rappresenta per te?
    Passo una grande parte della mia vita in viaggio per spettacoli e letture. La mia attività poetica e artistica si svolge per il 90% all'estero e devo dire che viaggiare è uno degli elementi che mi tiene in vita. Anche per questo non ho voluto legami (famiglia, lavoro fisso, beni materiali) che mi impedissero di essere libero di partire quando voglio. Tuttavia non scrivo molto quando sono in viaggio: magari raccolgo immagini, pensieri, idee che poi daranno vita a una poesia, ma non sono uno di quelli che gira con il notes e scrive di continuo. Per la narrativa è diverso, ma la poesia, per me, è un distillato di vita: se tu leggi in profondità le mie poesie conoscerai la mia anima, il mio cervello e il mio cuore; attraverso i miei romanzi ci sono più trucchi e ambiguità. Anche per questo avrò scritto 80 poesie in tutta la mia vita. Di distillato non puoi fabbricarne a ciclo industriale. Non so se invidiare o compatire quelli che continuano a scrivere, tirando fuori un libro di poesie all'anno. Cerco che le mie poesie siano come i miei viaggi: memorabili (nel senso etimologico di questo aggettivo).

     

  3. Nella poesia “La marcia dell’ombra” importanti sono i significati e i limiti. I muri e i confini sono sempre ricorrenti perché fermano e bloccano qualcosa in continuo divenire.  Quanto possiamo ritrovare nel concetto di ombra e quanto in quello del muro? Quali metafore sulla vita si nascondo dietro questi concetti?
    Ho scritto questa poesia per una riunione di poeti internazionali dell'Unesco e il tema era la guerra. Di lì a pochi giorni gli Stati Uniti invasero l'Irak. Io immaginai la guerra come un bombardamento di nodi da sciogliere e di muri che improvvisamente crescono attorno a noi rendendoci indifferenti a tutto e tutti. Però ho pensato anche a un'altra guerra, che combattiamo ogni giorno, una guerra in cui le opposte fazioni sono trasversali: la guerra tra l'ombra dell'ignoranza, dell'indifferenza, dell'arroganza e la luce della passione, dell'arte, della condivisione dei saperi, della curiosità intellettuale. E per contrastare questo Esercito dell'Ombra che sta devastando cervelli e vite c'è un solo argine: tenere la mente accesa e gli occhi aperti. Su questo tema ho scritto anche un libro "L'Orlo del fastidio - Appunti per una rivoluzione tascabile e infettiva".

     

  4. Nella poesia “Sono” invece la ribellione verso il conformismo è un’onda anomala violenta e capricciosa. Un diavolo letterato e una pagina strappata rappresentano l’imprevisto e la contestazione.  È una poesia umana ricca di dubbi sociali e tumulti interiori. Qui emerge il concetto di “outsider” che personalmente io adoro. Cosa rappresenta per te come poeta e amante della letteratura questa figura quasi mitica?
    Ho passato la vita, scientemente o anche per caso, estraneo al mainstream: vedevo gli altri sposarsi, far figli, divorziarsi, prendere tessere di partito per lavorare, andare in pensione; per il 90% delle cene gli altri parlano di figli, auto, case e lavoro e mi annoio e quando parlo io di poesia, viaggi, cultura, arte, passioni vedo che si annoiano loro. Come poeta non ho mai fatto parte delle parrocchiette che recensiscono, invitano e frequentano solo i propri accoliti e forse è il motivo per cui sono invitato sempre all'estero e poco in Italia. Come organizzatore del Festival Internazionale di Poesia di Genova ho rotto quel sistema e dal 1995 invito gli autori che stimo senza barriere di stile o di appartenenza. E non penso neanche che per avvicinare il pubblico alla poesia sia necessario banalizzare quest'ultima o renderla per così dire "più appetibile" mettendo a tutti i costi accompagnamenti musicali o chiamare attori conosciuti a recitare poesie. Se un poeta è bravo, se le sue poesie sono potenti, funziona benissimo da solo anche se non è un performer. Non ho voluto essere un outsider, mi ci sono ritrovato. Non ho altri lavori oltre alla poesia, non sono di famiglia ricca, ho scelto questa strada quando avevo 20 anni. Già allora pensavo che fosse una strada difficile e foriera di solitudini, ma non avrei mai pensato che l'Italia si potesse involvere e imbarbarire così tanto.

     

  5. “È un mondo di nodi” scrivi nella poesia “La marcia dell’ombra”, un mondo tra un lampo e un altro. Un groviglio di corde. Definisco questa metafora veritiera, specie perché poi parli di guerra e pace. Cosa è per te la pace oltre che assenza di guerra? Quanto potrebbe fare la poesia in questo?
    Nell'immaginario la pace viene associata alla quiete: io penso che la vera pace sia la serenità e l'essere risolti come esseri umani. Per questo io penso che questo sia il momento più bellico della storia. In una giornata, direttamente o indirettamente, veniamo a contatto con moltitudini che vivono male e per questo cercano di far vivere male anche gli altri. La maggior parte di questi esseri lo fa per ignoranza arrogante e perché pensa che sia importante avere e non essere: e quando tu non puoi più avere e non hai strumenti intellettuali, etici e morali, diventi violento e cerchi di distruggere gli altri anziché elevare te stesso. La violenza inizia quando finiscono le parole. Gli italiani in media usano nella loro vita la miseria di 400 parole. Vorrà dire qualcosa anche questo... La poesia, arricchendo il linguaggio e le prospettive di visione, può in questo senso essere uno strumento di contrasto alla violenza, quella che io chiamo "ecologia della parola".

     

  6. Quali consigli vorresti dare a chi vorrebbe scrivere poesie? Secondo te perché oggi i poeti sono considerati ancora un po' gli outsiders della letteratura in un certo senso?
    L'unico consiglio è quello di leggere tanta poesia di altri autori. In Italia tutti (o quasi) scrivono poesie e nessuno (o quasi) legge poesie. E' un paradigma della società contemporanea dove tutti pretendono di esprimersi anche e soprattutto su argomenti che non conoscono e non trovano mai tempo e voglia per ascoltare gli altri. Poi dovremmo smetterla di chiamare "poesia" ogni cosa che va a capo, magari senza ricerca, stile né originalità. Se uno canta sotto la doccia è vero che sta cantando ma non per questo è un cantante. Non è che se uno scrive due pensieri sulla morte del gatto, sulla propria fidanzata o sulla fame nel mondo sia un poeta: dipende come ne scrive. Altrimenti sarà una dignitosissima autoterapia o un tentativo di rimorchiare a seconda dei casi, ma non poesia. Se poi pensiamo che i libri di cosiddetta poesia che vendono di più sono quelli di certi instagram poet al cui confronto i Baci Perugina sono l'Odissea, capiamo molto della difficoltà della poesia. In questo caso non sono però gli autori i veri colpevoli ma critici che paragonano per esempio Rupi Kaur a Emily Dickinson...Sul fatto che i poeti siano gli outsider ci andrei piano: alcuni poeti sono molto integrati e non fanno certo del coraggio e della ricerca la loro cifra stilistica, alcuni fanno i finti maledetti e chi è outsider lo è senza volerlo o cercarlo. Certo è che per un'arte libera da pressioni o lusinghe economiche come la poesia sarebbe lecito aspettarsi un po' più di originalità e forza espressiva.Infine, per chi arriva a scrivere cose che gli sembrano buone, consiglio di leggerle ad alta voce davanti a un pubblico. La lettura ad alta voce ci aiuta a capire dove dover correggere i nostri testi.

Ti ringrazio molto per la tua disponibilità e grazie per le tue bellissime poesie che personalmente ho apprezzato molto. Grazie mille per i tuoi apprezzamenti. Spero di vederti al Festival di Como e in giugno al mio Festival a Genova (www.parolespalancate.it).

 

Continuate a seguire la prossima intervista...a Maddalena Lotter!

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