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Freeman's, scrittori dal futuro

 

 

Che trascorresse tutto il tempo chiusa là dentro? La casa era lontana sia dalla stazione dei treni che dal supermercato, le serviva l’auto per andare da qualsiasi parte. Sul portico non c’erano biciclette. Forse, per via del caldo, sbrigava tutte le commissioni la mattina presto e il resto della giornata restava a casa. O forse giorno e notte erano ribaltati, per lei. A pensarci bene non era insolito per una scrittrice dormire di giorno e lavorare di notte. Ma lei era una paroliera, non una scrittrice. C’era una bela differenza. Un paroliere si limitava a infilare parole nelle canzoni, che erano comunque molto più brevi dei libri. Quanto mai poteva essere impegnativo? Scrivere il testo di una canzone, diversamente dalla canzone stessa, non era poi così difficile.

Mieko Kawakami, Freeman’s.

 

“Scrittori dal futuro” è il primo numero dell’edizione italiana della rivista letteraria Freeman’s, e il quarto di quella americana, curata da Black Coffee. I primi tre numeri proponevano contenuti inediti di nuove voci e autori noti come Haruki Murakami, Colum McCann e molti altri. John Freeman, critico letterario ed ex direttore di Granta, rivista di culto, è autore di Come leggere uno scrittore e di La tirannia dell’e-mail. Ha curato due antologie sull’ineguaglianza. Praticamente l’uomo intellettuale che tutti noi vorremmo incontrare e conoscere. Una raccolta di racconti che John Freeman ha incontrato e conosciuto in tutto il mondo.  Il motto di Freema’s è che “Leggere è un atto politico, una questione etica, lo è sempre stata, ma più che mai adesso che i governi sfoderano la violenza contro chi non rientra nella definizione più pura di cittadino e la democrazia liberale è minacciata proprio nel suo nucleo originario, l’Europa e gli Stati Uniti.” Freeman ha fatto qui una selezione di ventinove racconti di lunghezza varia e di stili diversi con il sottotitolo Scrittori dal futuro, basandosi su consigli di editor, critici, traduttori e autori da tutto il mondo. Una rivista è uno “strumento di scoperta del reale” e farne una è, innanzitutto, un atto da lettore politico. Ci dice Freeman, dall’America, che essere un lettore politico e adesso, significa desiderare e immaginare un mondo complesso in cui i lettori creano un pubblico e questo significa dare un senso agli scrittori che di complessità e vastità sentano il dovere di parlare. Ventinove racconti diversi e dagli stili differenti, che riportano i lettori non solo a leggere, ma a interpretare le loro parole con un punto di vista eclettico e aperto su più fronti. Ci insegna che i racconti possono essere anche brevissimi, ma quelle parole come dipinte su tela, ci aprono a un mondo non univoco, ma sfaccettato, come le loro storie e i loro vissuti. Leggere Freeman’s è come indossare un paio di occhiali in 3D e immergersi in vari paesaggi, dalla savana alla giungla, dal deserto alle metropoli, senza pause o interruzioni, ma sempre nello stesso posto, solo con una prospettiva diversa.

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