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Il rifugio delle ginestre - Intervista a Elisabetta Bricca

 

"Il rifugio delle ginestre" uscito l'8 giugno, ieri, ha già contagiato tutti i social, scalando la classifica delle nuove uscite questa settimana. Tutti ne parlano, perché come dice Elisabetta Bricca "...è una storia sulle scelte. E su quanto queste ultime possano cambiare la direzione della nostra vita. E’ una storia sul rimpianto, sulle fragilità umane, sul coraggio. E’ una storia di vita vissuta".

 

Abbiamo avuto l'onore di intervistare l'autrice sull'uscita di questo nuovo romanzo già amatissimo e letto....

 

Ciao Elisabetta, prima di tutto complimenti per il tuo romanzo d’esordio edito Garzanti. Io ti seguo sui social e so quanta trepidazione sta scatenando l’uscita di questo libro. Quanto c’è di te e della tua storia?

Ciao Giusy! Sì, devo ammettere che non mi aspettavo così tanto entusiasmo intorno al mio libro, ne gioisco ma ne sono anche un po’ spaventata. Tuttavia, ho intenzione di godermela!

Nella storia che ho scritto, c’è abbastanza di me ma, certo, non tutto. C’è la voglia di riscatto, c’è il desiderio di non arrendersi per anelare a una vita che sia il più possibile vicina a quella che abbiamo immaginato possa renderci soddisfatti. Ma la storia di Sveva è completamente diversa dalla mia. Ciò che la spinge a scegliere è la necessità di colmare il vuoto che sente dentro e il desiderio di non volersi più sentire una persona incompleta. Arriva sempre un momento nella vita in cui bisogna affrontare se stessi allo specchio.

 

Il coraggio di cambiare è il vero protagonista e narratore del tuo romanzo, lasciare una parte di noi per ritrovarci finalmente. Come possiamo capire quando e quale è il momento giusto per farlo?

Moravia diceva che quando non se ne può più si cambia. Ecco, penso che il momento giusto sia quando diventiamo consapevoli che quello che facciamo non ci rende più felici, che abbiamo perso la passione. Il cambiamento deve avvenire prima nella nostra testa. A quel punto, ci si trova davanti a una scelta: andare avanti, costringendoci a una vita che non amiamo, o cercare di cambiare nel tentativo di avvicinarci il più possibile al nostro pensiero di felicità?

Io credo che l’importante sia sentirsi soddisfatti, e questo può avvenire in qualsiasi luogo viviamo.

 

La forza del cambiamento che Sveva trova per dare una svolta alla propria vita lasciando la metropoli romana per cercare le sue risposte nell’antico casale in Umbria, ci conduce in una dimensione più autentica e vera. Secondo te perché noi oggi abbiamo perso quel legame legato alle tradizioni e alla terra?

Non credo sia stato perso, credo che sia stato solo sostituito.

La natura ha ritmi che sono ben poco conciliabili con quelli frenetici cui siamo abituati. E poi richiede uno sforzo: chi oggi si metterebbe a consultare il cielo e ad ascoltare il vento, quando esiste la tecnologia che senza il minimo sforzo può dare le risposte? La terra richiede anche fatica manuale e adattamento. Oggi siamo abituati a comodità da cui è difficile separarsi, addirittura impossibile per alcuni pensare di vivere senza. Non siamo più capaci di interpretare i segni, né di comprendere l’ambiente che ci circonda. A volte, basterebbe solo fermarsi un attimo e cercare di cogliere la bellezza delle piccole cose e non dare sempre tutto per scontato.

Credo che abbiamo perduto le tradizioni perché come le leggende non vengono più raccontate e tramandate. Siamo ormai cittadini del mondo ed è bellissimo da un certo punto di vista, che è quello di aprirsi all’altro, ma è anche vero che abbiamo rimosso le nostre radici. Oggi i nostri figli sono abituati a guardare i cartoni in tv, una volta i bambini si riunivano intorno agli anziani ed ascoltavano storie.

 

La protagonista del tuo libro, Sveva, è diventata una donna disincantata, troppo concentrata sulla quotidianità. Alle sue spalle un passato difficile che vuole dimenticare…poi per una promessa data alla madre, decide che deve recuperare le proprie radici per capire e per trovare finalmente la verità. Un percorso di formazione che tanti autrici e autori hanno affrontato nei loro libri, cosa racchiude “Il rifugio delle ginestre” di diverso e particolare?

Più che un romanzo su un percorso di formazione, è una storia sulle scelte. E su quanto queste ultime possano cambiare la direzione della nostra vita. E’ una storia sul rimpianto, sulle fragilità umane, sul coraggio. E’ una storia di vita vissuta.

 

Un ciondolo quasi magico legato alla natura e a un fiore leopardiano accompagnerà Sveva nel suo viaggio e ritorno alla vita campestre quasi come una bussola, quanto la componente surreale e intimistica può influenzare e aiutare la visione della vita di oggi?

Aiuta di sicuro a mantenere il giusto distacco dal folle mondo che ci circonda, ad ascoltare e ad ascoltarsi, a trovare la magia e l’incanto nelle piccole cose, ad aprirsi con più fiducia l’altro. Aiuta a non diventare cinici e disincantati e a credere che non tutto sia bieco materialismo.

 

Una favola moderna legata all’amore e ai veri valori della vita, senza tralasciare il legame con la natura. “Il rifugio delle ginestre” appare come un portale perfetto per ricongiungerci con noi stessi e la parte più assopita del nostro vivere la Madre Terra. Un luogo per abbandonarci e recuperare tutto ciò che abbiamo perduto. L’importanza delle piccole cose semplici e vere rappresenta la vera ancora a un mondo nocivo sempre troppo frettoloso e invasivo. Cosa consigli a chi vuole scrivere? Chiederti dove trovi l’ispirazione in questo caso è troppo banale e scontato.

Dare consigli non è il mio forte, nel senso che ognuno di noi che scrive storie ha una propria ispirazione, un proprio percorso, un diverso modo di affrontare la scrittura. Credo che ciò da cui non si possa prescindere, dal mio punto di vista, è scrivere storie che si amano, che si sentono nel profondo e che rispondano alla domanda del perché gli altri dovrebbero leggerci. Ciò che scriviamo ci rappresenta. Non risparmiarsi, non frenarsi, non avere paura di sbagliare. E poi leggere, leggere sempre, leggere tanto e di tutto.

 

Auguriamo alla nostra amica Elisabetta Bricca un grande successo per questo magnifico libro...perché le storie migliori nascono sempre dal profondo della nostra anima!

 

 

 

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