Sangue Cattivo - di Fabio Chiesa


“Andai a letto pensando che tre settimane prima ero tornato con la ferma intenzione di starmene lontano dai guai. Un ottimo proposito, che come tutti i migliori propositi della mia vita sarebbe rimasto tale”

Damiano Morin ha lasciato Mossano Roero da qualche anno. Voleva fare carriera come reporter nella grande città. E ora sta tornando a casa. Dai genitori. Nel piccolo paesino piemontese. Deluso, amareggiato e ben deciso a non occuparsi più di cronaca né di giornalismo in generale. Vuole qualcosa di diverso. Walter, l’amico di sempre, gli offre un’opportunità, seppure con qualche dubbio. Perché Damiano, quando se n’è andato, non lo ha fatto nel migliore dei modi. Anzi. In meno di tre settimane, però, il responsabile del giornale locale, suo ex-capo, lo richiama in forze e gli chiede di occuparsi di una questione spinosa: a Mossano verrà costruita una moschea e c’è molta tensione nell’aria. Come dice il padre del protagonista: "La gente razzista, i bigotti, i politici corrotti e gli arrivisti esistono da sempre. E questo paese, per quanto piccolo e insignificante, non è altro che lo specchio dell'Italia di oggi. Tu stai facendo del tuo meglio, ma non devi sentirti in dovere di salvare il mondo. Il mondo, purtroppo, è quello che è. Una continua, enorme, contraddizione. Per cui, non vale la pena farsi troppo sangue cattivo"

Pubblicato nel 2014 da Araba Fenice nella collana ARabaGIalloNEra diretta da Bruno Vallepiano, scrittore, giornalista e sceneggiatore, “Sangue cattivo” riproduce alla perfezione le dinamiche di un piccolo paese, con le chiacchiere, i pettegolezzi, i bianchini presi al bar e il terrore verso il cambiamento. Perché quello che sostiene il padre di Damiano è vero sempre: in ogni paese, situato ovunque in Italia, non importa che sia montagna, pianura o mare, si riproduce la nostra società. La paura del diverso permea chiunque e rende istintivamente diffidenti verso ciò che non si comprende appieno quando, in realtà, a volte sono proprio le persone più vicine a noi come cultura ed ideali a compiere le peggiori azioni. Perché Mossano, con le piccole vie e i suoi filari, diventa il centro di un intricato mistero che coinvolge politici e poliziotti corrotti, rifiuti tossici e ricatti di ogni tipo.

Questo romanzo è stato una scoperta. Non conoscevo l’autore ma, già da poche pagine, lo stile narrativo e la storia mi hanno coinvolta in modo sempre crescente. È facile ritrovarsi nel protagonista e nei personaggi che lo circondano perché, in fondo, ognuno di noi conosce almeno uno di loro.

Consiglio il libro a chiunque voglia immergersi in uno spaccato dell’Italia dei piccoli paesi. Mossano Roero non esiste ma, in realtà, è parte di ogni piccolo paese che punteggia le nostre province.

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