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"L'insostenibile leggerezza dell'essere" - di Milan Kundera

November 13, 2015

 

Buona sera viaggiatori,

oggi vogliamo presentarvi un libro, di cui il titolo in oggetto, é ancora oggi in vetta alle classifiche. "L'insostenibile leggere dell'essere" scritto nel 1984 ma ambientato nella Praga del 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali nel periodo tra la "Primavera di Praga" e la successiva invasione russa. Protagonista é il "quartetto di Kundera" tra cui un medico, la compagna, la sua  amante e un artista. Questi personaggi vengono seguiti nella loro esistenza fino alla fine, in cui irrilevanti sono le loro scelte o azioni per l'autore, ma é in ciò che risiede la loro leggerezza. Il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita, e viceversa, la necessità umana di rintracciare in essa un significato, si risolve in un paradosso insostenibile.

Nel corso del romanzo, Milan Kundera complica considerevolmente questo assunto rendendolo una vera e propria trattazione filosofica sul tema di libertà e costrizione, di necessità e contingenza.

La Verità, il Senso possono essere solo unici ed eterni e, nella loro univocità, guidano l'uomo nel mare della sensatezza di un fondamento eterno al vivere; al contrario, se la vita fosse un "albero delle possibilità", ogni ramo sarebbe secco fin dall'inizio, in quanto, nella sua percorribilità potenziale, rivela strutturalmente la propria tangenza con il non-Essere, con la non necessità. Non casualmente, il testo si apre con una considerazione sull'Eterno Ritorno formulato da Nietzsche, citazione che ritorna ricorrentemente nell'opera.

L'Eterno Ritorno, nella prospettiva nietzschiana, rappresenta il desiderio di imprimere la vita di Ananke ossia di necessità, così da fondarne ogni istantanea sensatezza, ogni intransigente bisogno.

Vi riportiamo di seguito una citazione del libro proprio per farmi capire come profonda sia la riflessione dell'autore sul tema dell'esistenza e della sua leggerezza, del cercare cio' che ci rende felice in questo breve nostro passaggio in questo mondo:

 

"Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa?

Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa si che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?".

Milan Kundera

 

Questo ci permette di capire, come Kundera s'interroghi sui grandi temi che affascinano la nostra quotidianità, scegliere la ratio o la follia, comprendere quanto la nostra anima abbia un peso sotto l'effetto schiacciante di questo modo di vivere, spesso male di vivere, senza una direzione, senza una meta o forse il raggiungimento di uno scopo senza aver raggiunto il piacere stesso della vita in quanti necessità dell'essere umano?

 

Vi auguriamo quindi una buona  e intelletualmente affascinante lettura sulla riflessione filosofica di Kundera, che spesso rappresenta le nostre stesse domande a questa vita, attraverso l'esistenza di questi quattro personaggi,  e vi riportiamo perquesto un altro passo del libro:

 

"È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l'amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all'amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogiamo qualcosa (l'amore) dell'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza".

 

 "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera

 

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